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Romanzo

Marco Panella presenta il thriller “Tutto in una notte”

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

 

Tutto in una notte di Marco Panella

Lo scrittore Marco Panella presenta “Tutto in una notte”, un thriller dai ritmi serrati ambientato in una Roma violata, sporcata dal sangue di vittime innocenti. Il protagonista della storia, Giulio Vancurti, vivrà una notte all’Inferno, pedina di un gioco più grande di lui in cui realtà e apparenza si confondono pericolosamente e ogni mossa può risultare fatale. Un romanzo dalle tinte fosche e malinconiche che racconta una storia in cui l’essere umano è passato al microscopio, per rilevare quelle zone oscure che si tenta invano di occultare. 

Titolo: Tutto in una notte

Autore: Marco Panella

Genere: Thriller

Casa Editrice: Robin Edizioni

Collana: Le Giraffe Noir

Pagine: 328

Prezzo: 18,00 €

Codice ISBN: 978-88-7274-510-6

 

«Era lì. Appoggiato al cofano di una macchina: la testa che guardava verso il basso, le braccia incrociate a tenersi stretto il petto o, forse, l’anima. Gli si avvicinò sino a pochi passi e solo allora Giulio alzò la testa di scatto mostrandole, bagnato e stravolto, un viso ancora da ragazzo […]».

 

Tutto in una notte di Marco Panella è una storia scritta con uno stile agile e asciutto, tagliente come la lama di un coltello. Uno stile che accosta il lirismo di certe immagini e suggestioni alla crudezza della narrazione. L’autore racconta una storia nera ricca di svolte impreviste, perché come i venti e la vita anch’essa ha il diritto di cambiare direzione, di mischiare le carte in tavola. È una vicenda narrata attraverso capitoli brevi e un linguaggio privo di orpelli, che si apre su un incipit potente che presenta il protagonista della storia, Giulio Vancurti. Panella entra nella mente di Giulio sezionandone i pensieri, penetrando fin nelle sue riflessioni più intime, e ne restituisce il ritratto di un uomo tutto d’un pezzo, molto presente a sé stesso; un professionista cinico e dal cuore indurito, che ha visto troppo dolore e violenza: “viveva nel silenzio dei segreti di Stato, nella penombra delle operazioni riservate”. Giulio è un agente segreto di massimo livello appartenente a un’organizzazione occulta denominata “l’Ufficio”, un ectoplasma amministrativo nato in concomitanza con la caduta del Muro di Berlino, i cui uomini sono votati alla segretezza e al sacrificio, nascosti tra le pieghe dell’apparenza. In una Roma “dall’anima disincantata” Giulio si muove in un’unica, infinita notte spinto da una sfida impossibile e sanguinaria: risolvere un rompicapo sadico distribuito in anonime scatole, che sembra ripercorrere a ritroso i luoghi e gli eventi della sua vita pre-Ufficio. E la Città Eterna sembra acquistare sempre più mistero, e da semplice scenario diventa essa stessa protagonista con le sue strade disordinate, con i suoi colori e le sue atmosfere senza tempo. Una città che si trasforma nel labirinto in cui Giulio si perde, in cui Giulio lotta per scoprire cosa si cela dietro la nebbia che l’ha avvolto: “sapeva bene che è solo nel gioco delle ombre che la verità si può mostrare e si può vedere per quello che realmente è”. Tutto in una notte racconta una storia attraversata da una profonda vena di inquietudine, e avvolta da un’atmosfera opprimente che ingloba il lettore in una spirale discendente verso lo stesso Inferno in cui è imprigionato Giulio. Tanti sono gli interrogativi, troppe le contraddizioni, poche le certezze. E come i pezzi di donna ritrovati nelle misteriose scatole, così il lettore ottiene segmento per segmento la propria verità, fino al drammatico finale di un thriller dal meccanismo perfetto e ricco di suspense, in cui bene e male diventano concetti relativi e in cui è labile il confine tra realtà e apparenza.

 

 

TRAMA. L'Ufficio non sarebbe dovuto esistere, lo conoscevano in pochi e tra loro qualcuno era di troppo. Giulio Vancurti è un invisibile costretto a rincorrere il suo passato, ma sullo sfondo di una Roma bella e terribile, nel caldo estivo di una sola notte, il passato è solo un pretesto. Nel gioco delle ombre, verità inconfessabili si alternano in un verosimile che scorre tra colpi di scena, cronaca e storia recente; è l'intero sistema della sicurezza nazionale ad andare in crisi e a mostrare quel cuore di tenebra dove gli invisibili diventano angeli custodi. Giulio Vancurti, quando la notte lascerà il posto al giorno, non sarà più lo stesso. Nessuno lo sarà più.

 

 

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BIOGRAFIA. Marco Panella è laureato in Scienze Politiche con indirizzo Internazionale ed è imprenditore della comunicazione e strategic advisor per l’innovazione. Esperto di storia del costume italiano e curatore di mostre e festival culturali, coniuga all’attività professionale interessi personali che spaziano dalla geopolitica all’etica della tecnologia. Pubblica nel 2019 per Robin Edizioni il thriller “Tutto in una notte”.

 

 

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Data di Pubblicazione: 17 gennaio 2020
Categoria: Libri & Editoria
Argomenti: Tutto in una notte, Marco Panella, romanzo, Robin Edizioni, scrittore, libri, thriller, Roma, attentati, violenza, disincanto, apparenza, Il Taccuino ufficio stampa, ufficio stampa

Mario Petillo presenta il romanzo “James Hook. Il pirata che navigò in cielo”

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

 

James Hook. Il pirata che navigò in cielo

 di Mario Petillo

Lo scrittore salernitano Mario Petillo presenta “James Hook. Il pirata che navigò in cielo”, la storia del famigerato Capitan Uncino - il villain che non si può non amare - l’antieroe del romanzo di James M. Barrie “Peter Pan” la cui figura ha sempre affascinato i lettori più del suo svolazzante protagonista. L’autore racconta per la prima volta la vita del Capitano James Hook quando era ancora solo James M. Turner, e i perché del suo odio nei confronti del ragazzo che non voleva crescere.

Titolo: James Hook. Il pirata che navigò in cielo

Autore: Mario Petillo

Genere: Fantasy/Storico

Casa Editrice: Scatole Parlanti

Collana: Mondi

Pagine: 200

Prezzo: 15,00 €

Codice ISBN: 978-88-328-11-872

 

«La più facile delle soluzioni sarebbe quella di suggerirvi di chiudere gli occhi, fare un profondo respiro e lasciare che le vostre iridi si colorino di leggerezza, di brio, di brividi. L’Isola che non C’è era un posto nel quale tutti sarebbero voluti andare, almeno per qualche giorno: era una pausa dal resto del mondo, era la pace totale dei sensi, era come avere una patina opaca dinanzi agli occhi, perché nulla poteva essere reale […]».

 

Il romanzo d’esordio di Mario Petillo James Hook. Il pirata che navigò in cielo racconta una vicenda fantastica che poggia però su basi storiche ben documentate. L’autore prende spunto dal romanzo Peter Pan estrapolandone il “cattivo”, James Hook – ai più noto come Capitan Uncino – e ne racconta il passato, a partire dalla sua giovinezza fino ad approdare nel finale del libro allo scenario che noi tutti conosciamo, grazie anche al classico film Disney. E nel narrare la storia di James Hook l’autore ripercorre anche un’epoca, il Settecento, in cui stava nascendo la pirateria moderna, riportando fatti storici interessanti che contestualizzano la vicenda di Uncino, come il suo legame con il Capitano Edward Teach, passato alla leggenda con il nome di Barbanera. Petillo offre una prospettiva diversa da cui osservare la bellicosa relazione tra James Hook e Peter Pan, per permetterci di avere più consapevolezza sui motivi che hanno portato un ragazzo pieno di passione per la vita e per la cultura a consumarsi nel gelido fuoco della vendetta. E proprio nell’incipit si comincia a capire che James Hook è molto più di quello che ci è stato raccontato nel romanzo di J. M. Barrie: nel suo accorato dialogo con l’amico Spugna il Capitano ci appare stanco e invecchiato ma anche profondamente umano, attraversato da un dolore tanto forte da bucare la pagina. Nell’immobilismo della nave Jolly Roger, arenata nell’atollo in mezzo al cielo, l’Isola che non C’è, si avverte forte il sentimento di frustrazione di un uomo che perso tutto: non solo la mano destra ma la sua giovinezza, i suoi sogni e, in ultimo, la sua aspirazione alla rivalsa. E da questo incipit l’autore fa un salto indietro e ritorna al passato di un ragazzo che poteva diventare ciò che voleva ma che ha avuto la sfortuna di incrociare il dispotico e ambiguo Peter Pan, che ha visto crollare le sue certezze ed è stato privato del suo futuro. James Hook. Il pirata che navigò in cielo è una storia di rinunce; è l’amaro racconto di un vinto che però non si è mai arreso. Per la prima volta si ripercorre la vita di Capitan Uncino quando era ancora James M. Turner, restituendoci un personaggio umanissimo e travagliato, e facendoci riflettere su come a volte è troppo semplice vedere il mondo in bianco o nero ignorandone le infinite e complesse sfumature.

 

 

TRAMA. Vi siete mai chiesti come Capitan Uncino è arrivato all'Isola che non C'è? Questa è la storia di James M. Turner, meglio noto come Capitan Hook, il leggendario pirata che da più di un secolo fa sognare i lettori. Si tratta però di un romanzo che cambia la prospettiva degli eventi, fornendoci dei dettagli importanti sulla vita del capitano della Jolly Roger. È davvero lui il "cattivo" oppure le sue azioni hanno motivazioni particolari? E chi è davvero Peter Pan, leader indiscusso di Neverland? Per scoprirlo non resta che ripercorrere le origini dell'unico uomo che ha saputo tenere testa a Barbanera, scoprendo che nel suo cuore hanno albergato sentimenti contrastanti, compromessi troppo presto dagli eventi di un'esistenza difficile. Tra l'Inghilterra di inizio Settecento, gli oceani e le sponde di un'isola incantata, il mito di James Hook, a distanza di tanti anni, è ancora in grado di riservare delle sorprese.

 

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BIOGRAFIA. Mario Petillo è nato nel 1990 a Salerno e vive a Milano. Storyteller e sceneggiatore, ha lavorato per dieci anni come giornalista nel settore dei videogiochi, del cinema e del calcio. Ha scritto e diretto nel 2015 il cortometraggio “Le coppie hanno i baci contati” ed è stato finalista al Premio Solinas” con la web serie 02.37 (2016). Lavora in un’agenzia di comunicazione e ricopre il ruolo di ufficio stampa e social media manager per diversi brand internazionali. “James Hook. Il pirata che navigò in cielo” (Scatole Parlanti, 2019)  è il suo primo romanzo.

 

 

 

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Data di Pubblicazione: 17 gennaio 2020
Categoria: Libri & Editoria
Argomenti: James Hook. Il pirata che navigò in cielo, Mario Petillo, romanzo, Scatole Parlanti, scrittore, libri, fantasy storico, Peter Pan, Barbanera, antieroe, Il Taccuino ufficio stampa, ufficio stampa

Fausto Rampazzo presenta il romanzo “La coreografia del dubbio”

Lo scrittore romano Fausto Rampazzo presenta “La coreografia del dubbio”, un noir psicologico in cui si intrecciano le storie di quattro personaggi smarriti; alcuni sono destabilizzati da realtà che li opprimono, altri da situazioni molto più grandi di loro. In un’interessante mescolanza di fiction e di fatti realmente accaduti, l’autore ci porta in un’avventura che è prima di tutto un viaggio nell’interiorità dell’essere umano: nelle sue paure, nei suoi dubbi e nelle sue fragilità. E nel mentre racconta di una guerra dimenticata, quella in Cecenia, e di un grande giornalista italiano che si è sacrificato per il rispetto della verità e della dignità umana.

 

Titolo: La coreografia del dubbio

Autore: Fausto Rampazzo

Genere: Noir psicologico

Casa Editrice: L’Infernale Edizioni

Pagine: 195

Prezzo: 15,60 €

Codice ISBN: 978-1694491558

 

«E lui non riesce a fare molto altro, se non incassare. Intimorito, sì, intimorito e sorpreso non tanto dall’attacco del giornalista, quanto dal senso di inadeguatezza che lo attanaglia, lo ingoffisce, gli toglie lucidità e parole. Una forma di malessere che conosce bene ma che ormai era sicuro riguardasse il passato. E che invece torna inaspettato a renderlo un bersaglio facile, uno sprovveduto. Un servo, appunto. Il lungo sorso di Taittinger gli serve per brindare. Alla fine del secolo. Al passato di cui disfarsi una volta per tutte. O forse a niente. Per ora, a niente […]».

La coreografia del dubbio di Fausto Rampazzo è un intenso romanzo ambientato alla fine del secolo scorso, all’alba di quegli anni duemila attesi con ansia, con speranza. Attraverso un sapiente intreccio di storie collegate tra loro, l’autore racconta una vicenda che appartiene alla fiction ma che esplora anche la realtà di quegli anni, dalla cultura pop alla politica internazionale. E in particolare delinea la straordinaria figura del reporter free lance Antonio Russo, raccontandone gli ultimi, drammatici giorni di vita e riportando fedelmente alcune delle trascrizioni dei suoi reportage. Un giornalista senza paura, scomodo e testardo, che ha fatto dell’integrità professionale la sua bandiera e del mondo, soprattutto quello martoriato dalle guerre, la sua casa. Un uomo libero, un professionista dedito anima e corpo al suo lavoro. Il protagonista del romanzo, Michele Rizzo, è invece un uomo profondamente diverso dal reporter italiano: economista ambizioso e scaltro, è dipinto nella sua disperata scalata ai vertici della grande società multinazionale per cui lavora; la sua vita si intreccia con quella di Russo perché è incaricato dall’intelligence di riportare alla ragione il giornalista, impegnato in reportage scomodi per conto di Radio Radicale. Affari internazionali si mescolano quindi alla vita privata di uomini diametralmente opposti, eppure colti nello stesso momento di smarrimento e di evoluzione (o involuzione). Michele è concentrato su sé stesso, o al massimo sulle problematiche della figlia adolescente Nicole; sa di essere a un passo dalla realizzazione dei suoi desideri ma sente nel profondo di non essere all’altezza della situazione. Antonio è invece un uomo che “sta facendo amicizia con la solitudine” e che ha dimenticato sé stesso; immerso nel conflitto in Cecenia, una terra stuprata, decide di non tacere di fronte agli orrori della guerra, e di combattere in prima linea con i suoi reportage per riportare a galla delle verità che in molti tentano di seppellire. Michele rivede in Antonio il carattere di sua figlia, e per questo il rapporto col giornalista si fa teso e fonte di insicurezze: entrambi sono ribelli e indomiti ma anche sensibili, con lo stesso sguardo sofferente e rabbioso, entrambi sono a un passo dall’autodistruzione. La coreografia del dubbio è un romanzo che parla di due generazioni in crisi alternando i punti di vista di personaggi giunti a un bivio della loro esistenza; a quasi vent’anni dalla morte del giornalista Antonio Russo al confine tra Cecenia e Georgia, l’autore presenta una storia che parla della fragilità umana, e del tarlo del dubbio che può sgretolare anche il cuore più impavido.

 

TRAMA. Un uomo ambizioso in cerca di riscatto sociale, una figlia adolescente pronta a cacciarsi nei guai per sfuggire alla noia, un giornalista idealista e testardo che non vuole tacere di fronte agli orrori della guerra. Una storia di fiction tra Roma, Londra e la Cecenia di fine Novecento, alveare di tensioni e zona di guerriglia insondabile e indecifrabile, che si innesta nella tragica fase finale della vita di Antonio Russo, coraggioso free-lance che con i suoi reportage per conto di Radio Radicale stava creando imbarazzo in ambito internazionale. Un romanzo a più piani che intreccia la grande storia con le vicende personali di due generazioni tormentate, alla perenne ricerca di sé, in balia di quello smarrimento delle certezze non ancora assunto a fatto conclamato e, in qualche modo, metabolizzato.

 

 

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BIOGRAFIA. Fausto Rampazzo vive a Roma. Ha pubblicato “Don Giovanni Light” (Bompiani, 2009), i racconti in ebook “Brindisi al fiume Kura” (Atlantis – Lite Editions, 2012), “Solo peccati veniali” (Atlantis – Lite Editions, 2013) e “Monotonia” (Lite Editions, 2013), la raccolta “Inclinazione all’indecenza” (Bre Edizioni, 2012) e il romanzo “La coreografia del dubbio” (L’Infernale Edizioni, 2019). È inoltre appassionato di pittura e ha esposto le proprie opere in alcuni locali romani e alla Numen Gallery di Roma per il Numen Art Prize del 2019.

 

 

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Data di Pubblicazione: 10 gennaio 2020
Categoria: Comunicati Stampa, Libri & Editoria
Argomenti: La coreografia del dubbio, Fausto Rampazzo, romanzo, L’Infernale Edizioni, scrittore, libri, noir psicologico, politica, giornalismo, guerra in Cecenia, Antonio Russo, Il Taccuino ufficio stampa, ufficio stampa

Jay Manari presenta il romanzo “Il senso di un’ombra”

Jay Manari ci fa conoscere le rocambolesche abilità di Peter, acrobata al Neverland Circus, diretto da Spugna al servizio del ricchissimo pubblicitario Sir James Hook. Un personaggio in bilico, non solo per la sua occupazione, ma anche per quello che rappresenta: un’anima votata all’eterna gioventù sempre in fuga, in un mondo che “non c’è”. Una narrazione ispirata all’opera di James Barrie che unisce l’evasione della fiaba al resoconto sofferto di chi ha potuto seguire la genesi di una creazione artistica che ha accompagnato – e continuerà ad accompagnare – intere generazioni.  Inquietudine e leggerezza, in un romanzo “dedicato a tutti quei bambini maggiorenni che conoscono la differenza fra crescere e invecchiare.

 

Titolo: Il senso di un’ombra

Autore: Jay Manari

Genere: Racconto – Fantasy – Letteratura per ragazzi

Casa Editrice: Gruppo Albatros Editore

Pagine: 98

Prezzo: 13,90 €

Codice ISBN: 978-88-306-1155-9

 

 «Vuoi sapere perché una delle mie stranezze è proprio la totale assenza di peso? Perché sono “Leggerezza”? Ecco... la Felicità, anche se non sembra, è pesante e proprio per questo, per trasmetterla, bisogna essere leggeri come l’aria! Solo così, infatti, ognuno può serenamente avvicinarsi al peso della propria Felicità. Questo è il motivo per cui esisto. Un adulto direbbe: «Ah, è il tuo lavoro!» e uno dei miei piccoli seguaci risponderebbe canticchiando: «È un gioco, è il gioco di Peter!». Il gioco della Felicità […]».

 

 Un libro nel libro nel teatro: Il senso di un’ombra è liberamente ispirato all’opera teatrale “Peter Pan, il bambino che non voleva crescere” dello scrittore scozzese James Matthew Barrie. Questo significa molte cose, forse troppe, poste in un equilibrio mirabolante, perfetto, che fa saltare il fiato dal petto alla gola, proprio come fa un’acrobata sul filo. Peter Pan è tante cose: l’infanzia scandita da storie fantastiche, i sogni prima di addormentarsi, la crescita che non si accetta, la fuga da quest’ultima, l’assenza di peso, dimensione, ombra, gravità; una leggerezza che significa ritirarsi in un mondo immaginifico, così da non perdere mai quello slancio vitale, lo stesso, forse, che fa spiccare il volo. Nella vita comune questo può essere tradotto nell’attitudine a un vago sentore di giovialità che non è superficialità, ma piuttosto una ricerca incessante di questa bramata gioventù che non segue l’età biologica, bensì esiste in ognuno di noi ed è costituita dal bagaglio emotivo, fatto di secondi, ere, minuti, decenni, chi lo sa. Un’età incalcolabile, che non segue gli step canonici: non c’è un’infanzia che diventa adolescenza e poi giovinezza ed età adulta, ma un magma che si espande lento e scottante, che oltrepassa i confini generazionali e diventa uno stato generale e perpetuo; tutto questo diventa poi un’arte fine e infinitesima, ovvero riuscire a entrare nel surreale, tanto da conoscersi in meandri mai battuti, inconsci, estranei quasi. Il sorriso, il volo oltre le nuvole, la spensieratezza diventano così lo strumento per affrontare il proprio ospite inquietante, una presenza a volte scomoda che però ci permette di interpretare quella stessa “leggerezza” – la giovinezza – come un filtro attraverso cui guardare il mondo, viverlo, appassionarsi per riconoscere, nelle pulsioni più genuine, il senso della nostra identità, e così accendere un lumino, poi un faro sulle oscurità altrui. Parole che servono, tramite un’opera indimenticabile come quella di Peter Pan, a far emergere la natura pedagogica del testo, ed essere così anche d’esempio per una lettura non solo giovane, ma che certamente si può definire di formazione.  Jay fa tutto questo, e le immagini presenti nel testo creano un mondo trasversale che si ricollega alla natura molteplice e sconfinata delle arti, di quanto queste possano stringersi in un afflato che rinsalda il nostro più profondo sentire. Le immagini sono fantasia, ma possono anche essere diapositive, fotografie, fotogrammi, frame. Sogni? Sì, anche. E così l’artista che ce le dona si fa genitore delle nostre fantasticherie, del nostro mezzo interpretativo: lui acrobata e anche noi, oscilliamo su queste emozioni che si vedono, si sentono e si toccano con la speranza che possano rimanere eterne.

TRAMA. Scrittore talentuoso e squattrinato, Peter lavora come acrobata al Neverland Circus, gestito dal capo clown, il signor Spugna, a sua volta alle dipendenze del pubblicitario plurimiliardario Sir James Hook, meglio noto come Uncino, ora marito di Wendy. Narrato attraverso gli occhi della prima attrice che abbia mai interpretato Peter Pan, Il Senso di un’ombra svela i lati più oscuri della sceneggiatura originale dell’autore scozzese James Barrie, approfondendo la natura del suo vero finale, molto spesso censurato sia dalle produzioni cinematografiche che da quelle teatrali, mettendo in luce i drastici cambiamenti avvenuti poco prima del suo celebre debutto al Teatro Duke York il 28 dicembre 1904.

BIOGRAFIA.  Regia. Scrittura. Pittura. Queste le arti predilette da Jay Manari, giovane artista indipendente che dal 2014 lavora per produzioni di film, promo, serie TV e video musicali tra l’Italia e gli Stati Uniti.  Nel 2014, ha fondato ManarìFilmArts Productions, una nascente casa di produzione e post produzione video, attualmente dedita alla pre-produzione di Feelings In The Shadow, la versione cinematografica de Il senso di un’ombra.  Da gennaio 2018, Jay lavora come Direttore Artistico e Video Content Creator per MiraBan LTD, una poliedrica Società di Arte e Intrattenimento londinese.  Da settembre 2019, vive a Cardiff, dedicandosi al potenziamento del proprio stile registico, così da far risorgere l’Italia quale sostenitrice partecipe e internazionale della Settima Arte e non solo come suo set cinematografico o musa inspiratrice.

 

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Data di Pubblicazione: 22 dicembre 2019
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