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narrativa

Roberto Vallerignani presenta il giallo Bentornati a Villa Paradiso

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

 

Bentornati a Villa Paradiso di Roberto Vallerignani

Dopo Angelo Ingordo, Roberto Vallerignani torna con un nuovo caso per l’ispettore Antonelli: un duplice omicidio a Villa Paradiso, un ricovero per malati attorno al quale si svela, lentamente, una fitta trama di segreti, relazioni e rivelazioni. Tra le indagini e le supposizioni si sviluppa un complesso racconto corale dove le voci pubbliche e private delle forze dell’ordine, della politica e dei media si intrecciano a rivelare vite, abitudini e sentimenti di uomini e donne del nostro tempo. In un giallo che sfocia nel noir, alla scoperta del lato oscuro dell’animo umano e di una società di apparenze, l’ispettore finirà per confrontarsi con un assassino inaspettato, tormentato dai medesimi fantasmi che sembrano far visita, talvolta senza distinzione, alle vittime e ai colpevoli, agli accusanti e agli innocenti. Con uno sguardo discreto, l’autore indaga la superficialità dei mezzi di comunicazione, le storture della giustizia, le contraddizioni della burocrazia e soprattutto le pieghe dei pensieri di diverse esistenze, legate insieme quasi per caso dal sottile filo del delitto.

 

Titolo: Bentornati a Villa Paradiso

Autore: Roberto Vallerignani

Genere: Giallo

Casa Editrice: Edizioni Dalietta

Pagine: 284

Codice ISBN: 9788894068658

 

 

«[…] Si sentiva sporco perché anche lui aveva desiderato più volte di vederla morta. Ecco, lo aveva ammesso. Avvertì la straziante disperazione della sua voce e si inginocchiò. Il pianto era uscito allo scoperto, come un fiume carsico si precipitava verso il vuoto dell’afa. Capì che di tempo ne sarebbe occorso tanto, ebbe il timore di non riuscire a sopportare. Si appellò a qualcosa su nel cielo, qualcosa che doveva stazionare tra venere scintillante e una coda di luna che sbucava da un ultimo residuo di nuvolaglia. Si concentrò su quello spicchio di nero. Vi stabilì dimora. Con la speranza di poterne uscire. Un giorno».

 

È un agosto difficile al commissariato di polizia: piove da giorni, gran parte degli agenti è in ferie e l’ispettore Antonelli, a un passo dalla pensione, per un cavillo burocratico si ritrova a dover posticipare il meritato congedo. Non aiuta, quindi, l’apparentemente irrisolvibile omicidio avvenuto a Villa Paradiso, una struttura che ospita malati in riabilitazione considerata da molti un rifugio per chi non ha più speranza. Nulla di ciò che riguarda il delitto è limpido: la meccanica, troppo “pulita”; la tempistica, nel cuore di una notte silenziosa; nemmeno l’identità delle due vittime, dai poli antitetici e in perenne bilico tra una facciata pubblica e un complesso volto privato. Annarita Cardone, uccisa a sangue freddo insieme a un dipendente della Villa, è troppo bella per non aver attirato, in vita, invidie e attenzioni; ed è quindi intorno alla sua figura che si muove la squadra investigativa, che sondandone il passato ricostruisce una fitta trama di vicende personali che, in breve, coinvolgono numerosi sospettati. Fanno parte di questi ultimi anche figure di spicco della società, invischiando le indagini in una rete di implicazioni politiche e di ricadute mediatiche. L’intera vicenda si trascina stancamente, così come paiono esausti coloro che se ne occupano: l’agente incaricato, costretto a rimandare le proprie ferie a Cuba; il commissario, che dalle vacanze in Kenya è dovuto rientrare di malavoglia; il medico legale, l’unico a essere rimasto in laboratorio. La solitudine ritorna, pesante, nel cuore di molte altre figure: nella moglie dell’uomo ucciso, sola con una bambina; in un’infermiera della Villa, che per l’esposizione ripetuta alla sofferenza ha perso la ragione; e persino nell’ispettore Antonelli, l’unico punto fermo di una costellazione di personaggi che sembrano vorticare senza meta, spossati. È la vita stessa dell’ispettore a dare la chiave di lettura dell’intera vicenda, caratterizzata da un continuo rimbalzo tra opposti: l’ambiente casalingo, che profuma di famiglia, di affetti e di una calda quotidianità, stride con l’inquietudine interiore del protagonista, schiacciato dalla pressione di una politica di apparenze che mal si adegua alla sua natura. È proprio nel desiderio dell’ispettore di sondare profondamente l’animo umano per ottenere risposte che la narrazione, infine, trova il suo epilogo; un finale straziante, dove il colpevole e l’accusante, in un silenzioso confronto, portano alla luce una storia di violenza, di dolore e di frustrazione. In un giallo corale dai tratti inquieti e sottilmente nichilisti, Roberto Vallerignani mette a nudo le contraddizioni di una società d’immagine cieca di fronte alla dimensione privata dei suoi attori, dispersi in un quadro psicologico dai contorni labili e inaspettati, dove la superficie vale più della sostanza.

 

TRAMA. In una struttura di ricovero per malati in fase di riabilitazione, nel cuore di una città della provincia italiana, avviene un efferato, duplice omicidio. Le vittime sono due giovani: uno dei dipendenti della struttura e la bellissima Annarita Cardone, alla quale la morte ha strappato un’esistenza complessa e a prima vista contraddittoria, in bilico tra frivolezze amorose con personaggi di spicco e una vocazione alla solidarietà sociale. Accanto ai numerosi sospettati turbinano le storie interne al commissariato di polizia, popolato da una squadra investigativa pressata da una parte dalla politica e dalla stampa e, dall’altra, dal clima feriale di un ferragosto uggioso. Le indagini si intrecciano alle vicende personali dei numerosi personaggi che animano la vicenda, tra ispettori e commissari, colpevoli e innocenti, fino ai pazienti del ricovero, tra i quali si nasconde un oscuro segreto.

 

L’ AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

 

 

BIOGRAFIA. Roberto Vallerignani (Narni, 1962), libero professionista in ambito finanziario, è autore di numerose sceneggiature per lungometraggi, cortometraggi e spettacoli teatrali e musicali, tra cui Camel Obsession (2008), Ed è subito sera (2013), Reflex (2015) e Conta il Cielo (2016), interpretato dagli attori selezionati al Premio Molè – Città di Terni, festival al quale ha contribuito negli ultimi anni come parte dello staff organizzativo. È inoltre tra gli ideatori del mensile Liberamente, attento alle dinamiche culturali e sociali della città di Terni, del percorso multi artistico “11” dedicato ai luoghi colpiti dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e, dal 2016, del format multiculturale “Umbrialand”, esordito all’Indie Film Fest dell’anno successivo. Il suo esordio come autore di romanzi avviene nel 2010 con La Sella del Vento, edito da La Riflessione, divenuto in seguito il soggetto di un film diretto da Andrea Sbarretti. Con il suo secondo romanzo del 2014, Angelo Ingordo, Vallerignani si misura con il genere giallo per le Edizioni Dalietta, con cui lavorerà anche per Bentornati a Villa Paradiso.

 
 

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Data di Pubblicazione: 12 dicembre 2018
Categoria: Libri & Editoria
Argomenti: roberto vallerignani, bentornati a villa paradiso, romanzo, libro, giallo, romanzo giallo, scrittore, scrittori emergenti, il taccuino, il taccuino ufficio stampa, editoria, narrativa, narrativa contemporanea,

Francesco Cotti presenta il nuovo libro "Run Hide Tell"

Run Hide Tell è la cronaca in tempo reale di un drammatico e violento attacco terroristico in un villaggio vacanze italiano, e delle operazioni congiunte dei Reparti Speciali di Polizia e Carabinieri per riuscire a mettere in salvo gli ostaggi e dare primo soccorso alle vittime. Un romanzo ad alto tasso adrenalinico, ricco di suspense e di momenti di forte impatto visivo; un racconto che coinvolge personaggi appartenenti alle Forze Speciali ma anche semplici cittadini che si trovano a scappare, a nascondersi e a invocare aiuto per la propria sopravvivenza. Dopo Strategie Alternative, che ha preparato il terreno per Run Hide Tell, Francesco Cotti presenta un nuovo techno-thriller basato su scenari tragicamente plausibili e attualmente oggetto di studio da parte dei Reparti Antiterrorismo italiani.

Titolo: Run Hide Tell

Autore: Francesco Cotti

Genere: Techno-Thriller

Casa Editrice: Amazon EU

Pagine: 278

Codice ISBN: 978-1983320323

«[…] Un attacco terroristico è come un’infezione provocata da un corpo estraneo. Quando una scheggia di legno perfora l’epidermide, immette nei tessuti migliaia di agenti patogeni diversi che la ricoprono e che sono, in maggior parte, teoricamente letali per il corpo umano. Le cellule più vicine al punto d’ingresso della scheggia soccombono immediatamente, aggredite dai batteri penetrati. Nel giro di qualche minuto il corpo umano ha una risposta difensiva molto aggressiva. La pelle intorno alla scheggia s’infiamma, gonfiandosi e diventando più calda, e richiama più sangue possibile, perché lì sono contenuti i granulociti, ovvero un tipo di globuli bianchi poco specializzati, ma presenti in quantità. Il loro compito è aggredire i batteri sconosciuti, circondarli, e fagocitarli fino ad ucciderli. Tutto questo in attesa che il sistema immunitario metta a disposizione i leucociti, ovvero i globuli bianchi che si sono specializzati a neutralizzare infezioni specifiche che hanno già incontrato precedentemente. L’analogia è calzante quando si deve descrivere una risposta militare ad un attacco terroristico».

Run Hide Tell di Francesco Cotti è la seconda parte di un racconto sulle procedure di risposta ad attacchi di massa delle Forze Speciali, iniziato con il romanzo Strategie Alternative. In questo nuovo lavoro si racconta del violento assalto terroristico a un villaggio vacanze marchigiano, ospitante più di quattrocento persone, ad opera di fanatici integralisti. Con grande cura per i dettagli tecnici e per le concitate fasi operative dei Reparti Speciali di Polizia (UOPI) e Carabinieri (GIS e SOS), Francesco Cotti ipotizza uno scenario verosimile in cui il nostro Paese subisce un attacco da anni temuto dalla popolazione, e tenuto fino a quel momento sotto controllo dall’Intelligence italiana. Run Hide Tell inizia con una tranquilla scena familiare, per poi scaraventare il lettore senza preavviso in un inferno di corpi insanguinati e di nera disperazione. La scelta di non dividere la narrazione in capitoli rende ancora più immediata e palpitante la vicenda, raccontata con ritmo frenetico e senza lasciare respiro. Il romanzo ricorda la serie televisiva 24, per l’azione narrata in tempo reale e riguardante un episodio di attacco terroristico, a cui dovranno rispondere Reparti Speciali addestrati per queste delicate missioni. La trama è assolutamente realistica, arricchita da spiegazioni sulle procedure e i protocolli delle Forze Armate e dei reparti specializzati nelle grandi emergenze del 118 (PMA), e resa più interessante grazie alle riflessioni dello scrittore sul fanatismo religioso di giovani traviati da una fede mal interpretata. Senza tralasciare anche i dettagli più sconvolgenti e crudi di un attacco di massa, e con un’analisi approfondita e grande rispetto per le reazioni di chi ne è vittima, lo scrittore mostra le difficoltà derivanti dal coordinamento di forze operative indipendenti tra loro, che si trovano per la prima volta a fronteggiare una terribile minaccia. Tanti sono i personaggi che si alternano nella storia e che contribuiscono a renderla verosimile e avvincente, ma è Alfonso Cantore che rimane impresso nella mente del lettore, un eroe alla Jack Bauer pronto a tutto per salvare quante più vite possibili. Run Hide Tell prende il titolo dalle procedure di emergenza in caso di attacco terroristico in cui si insegna a scappare, nascondersi e allertare, in un difficile momento storico in cui tali nozioni dovrebbero purtroppo essere conosciute da tutta la popolazione italiana.

TRAMA. Run Hide Tell è la cronaca in tempo reale di un attentato terroristico in un villaggio vacanze italiano. Il sistema di risposta antiterrorismo verrà sottoposto al primo vero test operativo in una situazione disperata, dove numerosi elementi armati e ben coordinati prenderanno in ostaggio centinaia di turisti. Le UOPI della Polizia di Stato e le SOS e il GIS dei Carabinieri saranno chiamati a neutralizzare la minaccia lavorando in sinergia. Con un ritmo degli eventi serratissimo il lettore sarà catapultato direttamente nell'azione e nelle procedure operative utilizzate dai nostri Reparti Speciali e dalle strutture mediche di soccorso. Situazioni dove conta il tempo, ma soprattutto la capacità di saper prendere decisioni eticamente strazianti.

L’ AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

BIOGRAFIA. Francesco Cotti nasce a Parma nel 1971. Pubblica romanzi di genere techno-thriller, in cui trasmette il suo sapere sulle tecnologie militari, maturato anche grazie alla sua attività passata di consulente tecnico per un’azienda che eroga servizi e beni per Enti Governativi, tra cui i Reparti di Forze Speciali di Esercito, Marina e Arma dei Carabinieri. Il suo ruolo è stato quello di istruire i vari operatori degli Enti all’impiego di equipaggiamenti, e di curare le forniture di materiale ad uso militare per i contingenti delle Forze Armate impegnati nelle prime missioni in Iraq ed Afghanistan (2001-2004). È anche testimone del sorgere del fenomeno delle guardie civili a contratto impegnate in servizi di scorta in teatri di guerra all’estero (impropriamente chiamate “contractor” dai media). È grazie al suo lavoro che ha modo di conoscere e di stringere rapporti a tutti i livelli con operatori dei Reparti di Forze Speciali che lo motivano, nel 2007, a pubblicare il suo primo romanzo d’esordio fortemente ispirato da aneddoti raccolti nell’ambiente, e mai resi pubblici fino ad allora: La Giusta Decisione. Il libro raccoglie il consenso di un pubblico di nicchia incuriosito da un romanzo che per la prima volta ha protagonisti assoluti le Forze Speciali italiane, senza nessuna contaminazione anglosassone nei personaggi e nella trama. Il racconto, per quanto mostri ancora delle incertezze stilistiche tipiche degli esordienti, attira l’attenzione anche del personale in divisa, diventando uno dei romanzi più letti dai soldati italiani in missione all’estero. Nel 2012 esce il secondo romanzo Futuro Ignoto che può vantare nella sua stesura la prestigiosa collaborazione ufficiale del Gruppo Intervento Speciale (GIS) dell’Arma dei Carabinieri. Nel 2016 pubblica il suo romanzo più maturo e ambizioso, Collera dal Mare, che narra nei dettagli la prima crisi diplomatica/militare tra Italia e Libia, facendo in modo che l’autore sia identificato in numerose recensioni come l’ideale erede italiano di Tom Clancy. Il romanzo, a più di due anni dalla pubblicazione, è ancora nei primi cinque posti della classifica di vendite di Amazon. Nel 2017 pubblica la prima parte di un romanzo in due puntate: Strategie Alternative, e nel luglio 2018 il seguito Run Hide Tell, che parla del primo attentato terroristico di grandi proporzioni in un villaggio turistico italiano. Al momento sta lavorando al prossimo romanzo che si avvarrà del contributo dell’Aeronautica Militare.

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Data di Pubblicazione: 4 dicembre 2018
Categoria: Comunicati Stampa, Libri & Editoria
Argomenti: adrenalina, francesco cotti, il taccuino, il taccuino ufficio stampa, libri, libro, narrativa, romanzo, run hide tell, scrittori, scrittori emergenti, suspense, terrorismo,

"Lo strano caso di Matilde Campi", il nuovo libro di Mariele Rosina

Lo strano caso di Matilde Campi è la storia di una donna vittima del suo stesso corpo. In un’epoca in cui la medicina e la tecnologia stanno facendo di tutto per allontanare il più a lungo possibile la morte e per combattere il decadimento naturale dell’uomo, la protagonista del romanzo si trova ad affrontare il problema opposto: non può invecchiare e quindi non può morire. Matilde può apparire una donna fortunata a un primo sguardo superficiale, ma una volta immersi nella vicenda narrata si scopre come l’eterna giovinezza comporti solo perdita e solitudine. La sua storia diventa il riscatto di una vita che non può più dirsi tale, di una donna pronta a tutto pur di tornare a far parte del ciclo dell’esistenza, anche a morire se questo significa finalmente vivere.

 

Titolo: Lo strano caso di Matilde Campi

Autore: Mariele Rosina

Genere: Fiction/Fanta-genetica

Casa Editrice: Lulu

Pagine: 176

Codice ISBN: 9781326863081

 

«Il dolore si può condividere, non la felicità! Il dolore è contagioso, basta guardarti per provarlo, mentre la felicità no, non la si può trasmettere, se non a chi è già felice. Come una bolla di sapone essa vola verso il cielo, ha i colori dell'iride ed è piena di sogni, ma se tenti di afferrarla scoppia e i sogni fuggono tra le dita scivolose».

 
Lo strano caso di Matilde Campi di Mariele Rosina è la drammatica storia di una donna che ha visto passare davanti ai suoi occhi più di un secolo, rimanendo nel corpo di una quarantenne. Costretta a perdere gli affetti più cari e a nascondersi dal mondo perché altrimenti sarebbe considerata un’aberrazione, Matilde si rifugia nei pochi parenti rimasti, nella lettura e nella poesia, uniche compagne di giornate vuote, segnate dallo sconforto di essere una tomba che respira, un essere non vivente ma obbligata a esistere. Sarà un fortunato incontro, avvenuto dopo un evento traumatico provocato da lei stessa, a persuaderla di poter trovare una soluzione al suo problema, grazie alla medicina che negli anni ha fatto passi da gigante. La storia, pur di fantasia, si basa un'ipotesi scientifica reale, supportata da dati concreti con linguaggio e spiegazioni accessibili anche ai non addetti ai lavori. Nel caso di Matilde i fatti descritti, anche se improbabili, non sono impossibili e non è escluso che con le tecniche future di manipolazione genetica possano verificarsi. In questa storia si parla di genetica e di ricerca, delle enormi possibilità della tecno-medicina odierna ma soprattutto di sentimenti, e dell’opportunità di cogliere senza paura le occasioni che la vita ci offre. Matilde capisce che nascondersi non può essere la soluzione, e che rassegnarsi al suo dolore porterà solo altra sofferenza: «che cosa ci può essere di peggio che esistere senza esistere? Sì, perché io sono solo un fantasma che vive all’ombra degli altri la vita degli altri aspettando di vederli morire». La storia di Matilde Campi ha inizio nel 1897 a Parigi e prosegue nei successivi centoventi anni senza scalfire la sua gioventù, a causa di un’anomalia genetica che dona alle sue cellule la possibilità si riprodursi all’infinito senza degenerarsi. Il tormento di ogni essere vivente, quello di invecchiare e morire, è ribaltato in Matilde nel dolore di non poterlo fare; ella ha dovuto comprendere nel suo complicato secolo di vita che il prezzo da pagare per essere felice, per essere completa, è accettare di avere una fine, di mutare con le stagioni, di piegarsi al tempo. Quello stesso tempo che le è ingannevolmente amico, che si è fermato solo per lei ma non per coloro che ama e che ha amato. Lo strano caso di Matilde Campi è un romanzo che spezza il cuore, e che fa riflettere sull’odierna ossessione di frenare l’invecchiamento e di demonizzare la morte, non capendo che l’essere umano ha bisogno di un traguardo per dare senso al suo cammino.

TRAMA. Per Matilde Campi il tempo si è fermato a quarant'anni, conservandola bella e giovane per più di un secolo, grazie a una mutazione embrionale. Ben presto quello che potrebbe sembrare un dono si rivela però una maledizione che costringe la donna a nascondersi, dopo aver visto morire tutti quelli che ha amato. Matilde è decisa a uscire da tale condizione, a qualunque costo, ma anche la morte sembra rifiutarla, perché il suo tentato suicidio fallisce. Da questo momento il dramma suo e degli unici famigliari che le sono rimasti diventa quello di altri che, affascinati dal mistero della donna, ne vengono loro malgrado travolti. Un incontro occasionale fa sbocciare una storia d’amore rimasta sospesa per molti anni che, a sua volta, ne fa scaturire un’altra, quasi all’insaputa degli stessi protagonisti, perché l’amore è una forza che ha il potere di snidare e guarire i conflitti, conferendo a ciascuno la capacità di essere sé stesso. E tutto ruota intorno alla mutazione, che è il perno del romanzo, e alle implicazioni che ne derivano. La vicenda è un intreccio di vite, di sentimenti e di colpi di scena, dove l'inizio si ricongiunge alla fine in un cerchio ideologico in cui ogni punto rappresenta l'arrivo di quello precedente e la partenza per quello successivo, lasciando il dubbio inquietante che i fatti narrati possano un giorno diventare reali.

 

L’ AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

BIOGRAFIA. Mariele Rosina è laureata in Medicina e Chirurgia e ha svolto la sua attività in Università, ricoprendo il ruolo di Professore Associato di Patologia Clinica. I risultati della sua attività clinica e di ricerca sono documentati da numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Dopo il pensionamento si è dedicata alla letteratura e alla poesia, passione che ha sempre coltivato anche durante il periodo accademico. Alcune sue poesie sono state recentemente pubblicate nell’antologia edita da Kairos L’evoluzione delle forme poetiche a cura di Antonio Spagnuolo e di Ninnj di Stefano Busà. Ha pubblicato la raccolta di racconti Il burattinaio (La vita felice, 2014), e in self publishing nel 2015 Fiabe e favole a sette voci in collaborazione con altre sei autrici. Seguono poi la commedia in tre atti I pronipoti: gli sposi sono ancora promessi? e il romanzo Lo strano caso di Matilde Campi.
 

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Data di Pubblicazione: 20 novembre 2018
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"Lo spazio torbido", il nuovo libro di Simone Cozzi

"Lo spazio torbido" è un romanzo poliziesco ambientato nell’Italia fascista dei primi anni trenta. Al Delegato di polizia Vittorio Ripamonti, già protagonista del precedente romanzo di Simone Cozzi La pace inquieta, viene chiesto di indagare sul misterioso omicidio di un’ancora più impenetrabile vittima, il sedicente Giorgio Schmitz. L’appartenenza dell’opera al genere giallo, affiancato da un occhio attento per l’elemento storico, rende la narrazione intrigante e avvincente, ma ciò che più colpisce è il focus sulla caratterizzazione e in particolare sulla vita interiore del protagonista, uomo solitario e disincantato, in eterna lotta con la parte oscura della sua anima che vuole emergere violentemente, quello “spazio torbido” del titolo presente in ogni essere umano.

 

Titolo: Lo spazio torbido

Autore: Simone Cozzi

Genere: Romanzo poliziesco

Casa Editrice: Panda Edizioni

Pagine: 124

Codice ISBN: 9788893781251

 

«[…] Abbiamo tutti una zona grigia, nell’anima. C’è uno spazio torbido dove trovano terreno fertile i pensieri più inaccettabili. Lì, celati e protetti nella penombra della morale, quei pensieri si nutrono, crescono e s’impadroniscono dell’individuo che li alberga: e lo trasformano, generando un mostro. Qualcuno li libera, altri riescono a trattenerli».

Lo spazio torbido di Simone Cozzi è un romanzo giallo a sfondo storico ambientato tra Milano e Mandello del Lario nel 1933, in piena epoca fascista e negli anni dell’ascesa di Hitler. Il contesto è molto importante per introdurre il protagonista: nell’accurata descrizione del periodo fascista si inserisce infatti per contrasto il pensiero di Vittorio Ripamonti, uomo tormentato e solitario, che nonostante l’appartenenza al corpo di polizia devoto al Regime riesce a guardare oltre la propaganda, e a capire la falsità e l’illogicità del momento storico in cui fatica a vivere. Ripamonti è dilaniato tra il bisogno di contatto umano e la repulsione per la sua gente, ormai preda della massificazione del pensiero individuale; questa lotta interiore lo porta a isolarsi per poi tentare un approccio con l’esterno che immancabilmente lo delude, e lo fa chiudere di nuovo in sé stesso: “il confronto con le persone era solito procurargli un senso di oppressione insostenibile”. Oltre a essere solo è anche un uomo profondamente sensibile, caratteristica essenziale per far bene il suo lavoro di investigatore ma che, come nell’omicidio su cui si trova a indagare, lo porterà a immedesimarsi con il lato oscuro dell’assassino, a chiedersi incessantemente se si ha davvero una scelta quando lo spazio torbido presente nell’anima di ogni uomo emerge, e se è possibile ricacciarlo nel buio da dove è venuto o se è più semplice e appagante lasciarlo uscire. Con la sua umanità e le sue domande esistenziali, che sono poi quelle di ogni essere vivente, Vittorio Ripamonti entra nel cuore del lettore, e se anche la trama di Lo spazio torbido è trainata dalle acute indagini per l’omicidio dell’ambiguo dottore Giorgio Schmitz, ciò che più risalta e illumina la narrazione è la figura del Delegato di polizia tormentato dalle tante facce della natura umana. Egli vive con estremo dolore la manipolazione delle menti a opera del fascismo, la diffidenza e la violenza nei confronti del diverso, l’assenza del senso critico nel popolo e soprattutto il gusto perverso di far male, di distruggere vite innocenti: “non aveva voglia di smarrirsi di nuovo nello spazio torbido della mente umana, dove il dolore e la morte altrui trovavano la propria genesi”. La bellezza dell’anima crepuscolare del protagonista sembra rispecchiarsi in una frase nelle ultime pagine del romanzo: “poche luci cercavano di combattere l’inevitabile buio”, e non si può non ravvisare in quelle poche luci la figura di Ripamonti, ultimo baluardo di speranza in un mondo che sta andando in frantumi.

TRAMA. È la vigilia del giorno di Sant’Ambrogio del 1933 e, per uno di quegli scherzi che solo il destino sa realizzare, il Delegato Ripamonti si ritrova nella propria città natale pronta a celebrare la festa del santo patrono, esattamente nel momento in cui vorrebbe essere ovunque tranne che a Milano. Convocato dallo scorbutico Vice Questore Guido Leto, che ne apprezza le qualità investigative e la sua capacità di indagare senza suscitare inutile clamore, viene incaricato di risolvere il caso di un omicidio avvenuto all’interno del prestigioso hotel Principe di Savoia. Procedendo con la propria inchiesta fra Milano, incupita dalla dittatura fascista e trasfigurata dall’inverno, e l’ormai familiare Mandello del Lario, Ripamonti si troverà a compiere un viaggio di esplorazione nella natura umana, costretto a confrontare i propri istinti con quelli dell’assassino, in una continua altalena fra l’opportunità di commettere il male e l’imperativo morale che lo ancora alla rettitudine.

L’ AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

BIOGRAFIA. Simone Cozzi è nato a Milano nel 1967. Dal 2011 al 2017 ha curato il blog Le cronache di Sigma. Nel 2014 ha preso parte al Cochonnerie-Labile Collettivo, con il quale ha pubblicato Fatti mangiare dall’amore. Con Panda Edizioni ha pubblicato nel 2015 il suo primo romanzo La pace inquieta e nel 2016 Doppio Strato. Lo spazio torbido (2018) è il suo terzo romanzo.
 
 

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Data di Pubblicazione: 23 ottobre 2018
Categoria: Comunicati Stampa, Arte & Cultura, Libri & Editoria
Argomenti: simone cozzi, lo spazio torbido, il taccuino, il taccuino ufficio stampa, scrittori, scrittori emergenti, editoria, libri, narrativa, narrativa contemporanea, comunicato stampa,