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Incantesimi nelle vie della memoria, il nuovo libro di Giuseppe Gallato

Incantesimi nelle vie della memoria è una originale raccolta di dieci racconti di genere fantastico. Il tema dell’onirismo e delle sue diverse manifestazioni è trattato in storie fantasy e fantascientifiche con un approccio filosofico e attento a restituire trame intriganti e ricche d’azione. Alla raccolta non manca una vena horror e una predilezione per temi inquietanti quali i condizionamenti psicologici, le incursioni dal mondo dell’aldilà e le lotte contro mostri emersi dallo stesso inconscio dei protagonisti. Giuseppe Gallato ha uno stile molto personale e complesso, e la sua prosa scorre veloce e attrae anche chi non è appassionato del genere fantasy e sci-fi, per le profonde e interessanti tematiche trattate e per le sue raffinate capacità narrative.

Titolo: Incantesimi nelle vie della memoria

Autore: Giuseppe Gallato

Genere: Raccolta di racconti

Casa Editrice: Caravaggio Editore

Pagine: 152

Codice ISBN: 978-88-95437-79-8

«[…] Siamo anime in costante divenire, fatte di sangue e memoria. Siamo un ineffabile viaggio, immerso nell’eterno Etere del tempo. Siamo il frutto delle passioni, dei desideri e delle volontà che al rintocco di ogni alba lottano contro un passato, un presente e un futuro che non ci appartengono. Siamo la mera illusione di un tempo senza tempo non estraneo alla morte, che annichilisce la dimensione dell’io, e al contempo ricrea in noi l’ambizione dell’ordine, nel suo perpetuo mutare».

Incantesimi nelle vie della memoria di Giuseppe Gallato parla della potenza della mente e del suo infinito espandersi oltre i confini imposti dalla realtà. La raccolta di racconti tratta infatti della dicotomia tra reale e irreale e del tema del sogno, declinandolo nelle varie accezioni che gli sono proprie: dalla figura del corpo onirico, al fenomeno della proiezione astrale fino all’utopia del sogno lucido. Lo scrittore fa sua la magia del sonno «quando la notte spegne i riflettori della coscienza razionale, e la mente è libera di condurci dove il nostro Sé più autentico, la nostra natura, può vagare per rigenerarsi». Un viaggio irto di pericoli e di insidie quello della mente nel momento in cui si sogna, un viaggio che Gallato cerca di raccontare attraverso storie di genere fantasy e fantascientifico in cui i protagonisti si trovano immersi nella loro stessa coscienza, nei loro desideri e nelle loro paure. L’onirismo è trattato con estrema varietà e originalità, e ogni storia raccoglie un campionario di emozioni umane e di immagini sorprendenti, permettendo al lettore di conoscere mondi e ideali nuovi e intriganti. Il confine tra sogno e realtà, definito e labile allo stesso tempo, è il filo conduttore della raccolta, e i suoi personaggi sono viaggiatori in continuo peregrinare tra le due facce di una stessa condizione unite nella dimensione del sonno, in cui le esperienze di vita e le memorie si fondono con le inesplorate e prodigiose capacità della mente. Tra i dieci racconti di Incantesimi nelle vie della memoria, ognuno diverso per il tema trattato, l’ambientazione e il tono della narrazione, si può menzionare la profondità de “Il portatore di anime”, storia amara sulla liberazione di un’anima intrappolata nel confine tra vita e morte, tanto simile a quello tra realtà e sogno; e “Rintocchi di tenebra”, un’agghiacciante storia in cui si mette in scena il confronto ancestrale tra le diverse immagini che ognuno ha di sé, e che spesso prendono il sopravvento sulla vera identità provocando una scissione della coscienza. Giuseppe Gallato ci accompagna in un viaggio verso il confine tra reale e irreale, e ci mostra fino a che punto ci è permesso varcarlo e con quali conseguenze. E racconta della paura dell’ignoto, metaforicamente espressa dal vasto e forse infinito orizzonte del sogno, e ci fa pensare che forse la mente proprio in quel momento di abbandono e di fragilità ritrova la sua vera vocazione, e l’uomo può finalmente sentirsi libero di essere pienamente sé stesso in «un viaggio che è memoria, realtà e illusione».

 
TRAMA. Incantesimi nelle vie della memoria è una raccolta di racconti di genere fantasy e sci-fi che tratta del tema del sogno e del suo rapporto con la realtà materiale. I dieci racconti di cui è composta la raccolta sono ambientati in mondi immaginari e in scenari futuribili, i personaggi a volte ritornano nelle varie storie con ruoli diversi e il nucleo centrale della narrazione, l’onirismo in tutte le sue manifestazioni, è trattato prendendo spunto non solo dai generi di appartenenza ma anche dall’horror e dal noir. Il risultato è un’opera omogenea e ben articolata, in cui perdersi ed emozionarsi e anche spaventarsi. Il tutto percorso da interessanti riflessioni filosofiche che soddisfano anche i lettori più raffinati.
 

L’ AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE
 
BIOGRAFIA. Giuseppe Gallato è nato a Ragusa nel 1982. Laureato in Filosofia, docente, redattore e giornalista, ama liberare il suo estro creativo nella stesura di scritti di genere fantasy, sci-fi e horror. Ha all’attivo oltre venti pubblicazioni in ambito letterario ed è stato vincitore di diversi concorsi: con il racconto Echi oltre confine vince il primo concorso letterario nazionale “Fantasticamente” e ottiene la Menzione d’onore al concorso “La biglia verde”; con il racconto Lo Spettro dell’oblio conquista il terzo posto al concorso “#123LibriCK” della “Edizioni Open”; nel 2017 riceve il Premio alla Cultura – sezione fantasy – alla XXVI edizione del Premio Sicilia “Federico II”. La raccolta di racconti Incantesimi nelle vie della memoria è la sua ultima fatica letteraria.

 

Contatti

www.giuseppegallato.it

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Data di Pubblicazione: 22 settembre 2018
Categoria: Libri & Editoria
Argomenti: incantesimi nelle vie della memoria, giuseppe gallato, libri, narrativa, romanzi, letteratura, editoria, il taccuino, il taccuino ufficio stampa, scrittori, scrittori emergenti,

La zanzara muta: il nuovo romanzo di Gianfranco Spinazzi

La zanzara muta mette in scena un incontro/scontro tra due anziani arrabbiati con se stessi e con la vita. Il romanzo è diviso in due parti in cui si analizzano i pensieri e i ricordi dei due protagonisti, mentre si racconta del loro improbabile rapporto nato nell’inganno e nella violenza e poi sfociato nella necessità di comprendere e di condividere. Tra piccoli e illogici squarci di vita ed elucubrazioni al limite della follia e della paranoia, Gianfranco Spinazzi riesce a regalare alla fase della senilità una prospettiva nuova, in cui si ha la sensazione che non tutto è perduto, e che il cambiamento può avvenire anche dentro chi ha troppe rughe in volto e troppi dolori nelle ossa. Un romanzo intelligente e ironico, una lucida riflessione sulla solitudine e sui dolori e rimpianti che la vecchiaia porta con sé, ma anche un’originale storia in cui a farsi protagonista è la mente con le sue molteplici e talvolta paradossali sfumature.

 

Titolo: La zanzara muta

Autore: Gianfranco Spinazzi

Genere: Drammatico

Casa Editrice: Tragopano Edizioni

Pagine: 169

Codice ISBN: 978-88-99396-02-2

 

«[…] Il tarlo cervellotico del settantenne non concedeva tregua ai dubbi e ai tormenti. La congestione di immaginario e reale affossava ogni tentativo di mediazione razionale. Quando si trattava di frenare gli ingorghi dei pensieri, era difficile per lui operare tagli e distanze, cedeva alla libertà che avrebbe dovuto conciliarlo con se stesso».

 

La zanzara muta di Gianfranco Spinazzi è un romanzo molto particolare. I suoi protagonisti, due anziani con una vita interiore spesso confusa e irrazionale, colpiscono il lettore per la loro complessa caratterizzazione: il loro stanco muoversi nell’esistenza con un pesante carico di rabbia e sogni infranti si bilancia a una visione della vita fanciullesca e a tratti magica. I due personaggi, prima costretti nei ruoli di vittima e carnefice, si ritrovano a essere lo specchio in cui riflettere ognuno le proprie illusioni e i propri “ingorghi mentali”. In un dialogo serrato e sofferto, questi uomini ritrovano il senso di una condivisione scomparsa da troppo tempo, e pur se arroccati nelle loro storie e nelle loro idiosincrasie, individuano un punto di incontro nella lucida consapevolezza dei loro fallimenti. E la zanzara muta del titolo diventa metafora di un’assoluzione giunta forse troppo tardi ma necessaria a entrambi, la fine di un incessante ronzio nelle orecchie e nell’anima come chiusura di una vita di rimpianti. In una Venezia ostile e instabile come gli stessi protagonisti, i due anziani uomini arrivano a firmare una sorta di armistizio con le loro esistenze, prima trascinate nella solitudine e ora, forse, illuminate da un incontro accidentale quanto disperatamente cercato. Gianfranco Spinazzi offre al lettore uno squarcio sulla crudezza di una vecchiaia organizzata in rigidi schemi con cui i protagonisti cercano illusoriamente di controllare le proprie vite, per poi creare un incidente in cui ogni labile certezza crolla, e in cui non c’è più posto per l’ostilità verso il genere umano ma solo comprensione e accettazione. Il romanzo offre un nuovo modo di intendere la delicata fase della senilità, sostituendo al senso di vacuità e di fine, metaforicamente rappresentata dall’immagine del piccione che va a morire solo e in disparte, una prospettiva di rinascita e di redenzione dagli errori commessi e dalle scelte non intraprese. Una storia che non si dimentica, due personaggi stravaganti ma anche dolorosamente umani e un messaggio profondo e universale: l’esistenza ha un senso e l’incompiutezza dell’uomo trova soluzione solo nella condivisione e nell’apertura verso gli altri.

TRAMA. Due vecchi si incontrano in un bar veneziano gestito da un nano che si veste in stile “belle époque”. Stabiliscono di incontrarsi a casa di uno dei due per approfondire il comune interesse per gli alianti, e qui, a visita avvenuta, il padrone di casa aggredisce l'invitato colpendolo alla testa. Non si tratta di un colpo mortale. I due si fronteggiano in un serrato dialogo in cui affiorano ricordi, amarezze e squarci dell'infanzia perduta. I toni sono spesso concitati ed enigmatici, soprattutto da parte del padrone di casa, un uomo incattivito dalla solitudine e preda di idiosincrasie. Nella seconda parte del romanzo si inquadra la figura dell'aggredito, con i suoi dolori e il suo bisogno di comprendere le proprie scelte di vita. E sarà proprio il confronto con questo semi sconosciuto, un confronto prima subìto e poi cercato, che porterà l’uomo a ripercorrere la propria vita, e ad analizzare la complessità della natura umana.
 

BIOGRAFIA. Gianfranco Spinazzi è nato a Barcellona (Spagna) nel 1941 e vive a Venezia. Ha debuttato nel 1997 con Le Fototette per Supernova Edizioni. Per la stessa casa editrice ha pubblicato nel 2001 Foghera a Venezia–C'erano una volta i cinematografi (finalista “Premio Calvino”). Nel 2006 pubblica per la casa editrice Il Filo Cartoline e carichi pesanti (targa “Premio Letterario Internazionale Città di Cava de' Terreni”) e nel 2008 Attenti a quei due. Del 2011 è A.A.A. Venezia cercasi (Supernova Edizioni) e del 2012 Nel pozzo (Book Sprint Edizioni). Con la Tragopano Edizioni pubblica nel 2013 Pagine Elisha, nel 2014 la trilogia sulle “Botteghe veneziane”: L'emporio a bussola di calle delle Bande; I mari del sud di calle dei Fabbri; Meridiano Toletta. Nel 2015 pubblica per Tragopano Edizioni la raccolta di racconti La catastrofe degli elementi, e partecipa con un racconto al romanzo collettivo Il Palazzo. Per la stessa casa editrice pubblica Clessidra nel 2016 e La zanzara muta nel 2018.

 

Contatti

gianfrancospinazzi@virgilio.it

www.tragopano.it

www.facebook.com/alberto.spinazzi

www.facebook.com/TragopanoEdizioni

 

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Data di Pubblicazione: 8 settembre 2018
Categoria: Comunicati Stampa, Libri & Editoria
Argomenti: spinazzi, gianfranco spinazzi, la zanzara muta, il taccuino, il taccuino ufficio stampa, libri, narrativa, romanzo, senilità,

Un Maledetto Carnevale: il libro di Giuseppe Giusa fra perdono e vendetta

Giuseppe Giusa presenta un romanzo drammatico che parla di perdono e di vendetta, e di quanto questi sentimenti possano condizionare e perfino distruggere la vita di un uomo. Gli sfortunati protagonisti di questa tormentata vicenda, Maria e Michele, imparano presto quanto sia alto il prezzo da pagare per dimenticare, per andare avanti e costruirsi un futuro sereno. La storia è incentrata su un atto di violenza e codardia ai danni di una ragazza indifesa, un gesto che passa inosservato e impunito per anni, prima di riemergere aiutato dal destino, e di esigere una punizione esemplare. Un maledetto carnevale è un romanzo che si interroga sulla necessità del perdono, sulle conseguenze della vendetta e sulla forza dell’amore, e lo fa attraverso la storia di uomini e donne vittime di una bugia che li annienterà o, forse, li libererà.

 

Titolo: Un maledetto carnevale
Autore: Giuseppe Giusa
Genere: Drammatico
Casa Editrice: Youcanprint
Pagine: 236
Codice ISBN: 9788892665378

 

«[…] Ogni estate, quando vado in Sicilia, la mia permanenza non è altro che di due settimane: tanto per stare un po’ con i miei e poi scappare via da quel paese, che per me ormai è diventato come un incubo. In quelle due settimane scruto ogni tipo di ragazza, sperando di riconoscere quella che per me e per i miei amici fu un gioco capriccioso di carnevale.»

Un maledetto carnevale di Giuseppe Giusa narra una storia che non si dimentica facilmente. Purtroppo attuale in un momento storico in cui la violenza sulle donne è all’ordine del giorno, il romanzo racconta di uno stupro insensato, di un crudele gioco tra ragazzini che distrugge la vita di una giovane innocente. È il 1965, sono anni in cui prevale l’omertà, specialmente in un piccolo paese siciliano, e la violenza non viene denunciata per paura della macchia incancellabile sulla reputazione della sfortunata ragazza. La storia procede raccontando i dieci anni seguenti nella vita di due dei protagonisti della brutale vicenda. Michele e Maria sono scappati lontano, chi dalle proprie colpe e chi dal proprio inestinguibile dolore. Il ricordo di quel maledetto carnevale non li abbandona, non dà tregua alle loro notti insonni, specialmente a Maria, che da quell’episodio ha dovuto anche far nascere una vita, una vita che ora adora più della sua. Giuseppe Giusa intreccia una storia in cui il destino ci mette più dello zampino, in cui ogni verità è costretta a svelarsi, tassello dopo tassello. Michele sa che la resa dei conti è vicina, l’ha sempre saputo, non solo per sé stesso ma anche per i suoi vecchi amici. La figura di Maria è quella che emoziona di più: tredicenne costretta a crescere troppo in fretta, e poi giovane donna spezzata ma ancora capace di perdonare, di amare e vivere. Il perdono è infatti il nodo centrale di Un maledetto carnevale, un atto doloroso ma necessario, che solo un’anima pura può scegliere. La vendetta è invece per i codardi, e in questo romanzo verrà scelta da molti a scapito dell’amore, di quella forza positiva condannata a soccombere in partenza, perché l’ombra della violenza ha offuscato il suo potere salvifico. E allora qual è il limite che non si deve superare, fino a che punto si deve rispetto alla vita umana, anche a quella più infima? Uno dei personaggi, Antonio, dice: “Ma se alla gente onesta non è permesso di vivere in pace, mi domando che valore ha questo mondo”. Ed è ciò che si domanda anche il lettore, alla fine di questo doloroso romanzo.

TRAMA. Maria è una tredicenne piena di vita, ma il destino le riserva una brutta sorpresa. Durante un gioioso carnevale viene violentata da quattro quindicenni mascherati. Le conseguenze di questa efferatezza sono molteplici: al dolore per la violenza subita si aggiunge la nascita di una figlia, che deve imparare ad amare nonostante sia legata a un penoso ricordo. Dieci anni dopo Maria conosce Michele, un ragazzo per bene, e per la prima volta in vita sua il suo cuore comincia a palpitare. Tra i due nasce una bella storia d’amore e decidono di sposarsi, ma il passato è in agguato. Il destino di Maria e Michele si è infatti intrecciato molti anni prima. Alla fine ci sarà chi perdonerà, e chi in preda alla follia esigerà una vendetta egoistica, spinta dall’insensata necessità di cancellare un passato che non può e non deve essere dimenticato.

BIOGRAFIA. Giuseppe Giusa è nato in Sicilia ma vive e lavora in Germania. Appassionato di arte antica e della natura, scrive le proprie storie lasciandosi ispirare da lunghe passeggiate e dall’osservazione di persone semplici, e del loro agire nel mondo.

Contatti

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Data di Pubblicazione: 23 luglio 2018
Categoria: Comunicati Stampa, Libri & Editoria
Argomenti: Giuseppe Giusa, un maledetto carnevale, libri, scrittori, perdono, vendetta, narrativa, romanzo,

La Sofferenza come Tabù nel nuovo libro del prof. Guido Giarelli

Si può vivere senza sofferenza? È possibile ricondurla nell'ambito di un discorso scientifico a partire dalla consapevolezza della comune “condizione umana” che la globalizzazione induce? Sono le domande a cui cerca di rispondere il saggio del sociologo e antropologo Guido Giarelli Sofferenza e condizione umana. Per una sociologia del negativo nella società globalizzata.

 

Titolo: Sofferenza e condizione umana. Per una sociologia del negativo nella società globalizzata

Autore: Guido Giarelli

Genere: Società e scienze sociali, Sociologia

Casa Editrice: Rubbettino Editore

Collana: #sociologie

Pagine: 624

Codice ISBN: 9788849853360

 

«[…] La nostra tesi è che la sofferenza abbia posto in questo periodo un problema nuovo per le società occidentali, che è quello della sua inaccettabilità: il rifiuto della sofferenza, la sua non accettazione, è nata da un’illusione che si è andata sempre più diffondendo, che ha considerato la sofferenza come un’esperienza eccezionale, qualcosa che in quanto tale non apparteneva costitutivamente alla condizione umana. Mentre in passato tutte le religioni e le filosofie hanno considerato, come abbiamo visto, quello della sofferenza un problema fondamentale cui offrire qualche tipo di risposta di senso, nelle società moderne prima e contemporanee poi, la sofferenza è divenuta un tabù, così come la vecchiaia, la malattia e la morte».

 

Viviamo in un tempo di grande sofferenza: non le sofferenze atroci prodotte dalle grandi tragedie del ’900, ma un malessere sociale diffuso che si esprime sotto forma di sofferenza talora esplicita e mediatizzata, talora impalpabile, silenziosa e occultata dai mass media. L'esodato ultracinquantenne espulso dal mercato del lavoro, il giovane disoccupato o inoccupato che ha già perso ogni speranza di trovare un impiego, il lavoratore sfruttato e ridotto a “fattore produttivo”, i migranti sottoposti ai lavori più umilianti e alle condizioni di vita più degradanti, gli anziani che sempre più vedono sfumare la possibilità di una vecchiaia sicura e di una pensione adeguata a causa del deterioramento costante dei sistemi di protezione sociale pubblica. «Nonostante tutte queste sofferenze, abbiamo perso la capacità di spiegarle e quindi di cercare di affrontarle per poterle eliminare, per quanto possibile. E l’abbiamo persaspiega Giarelli perché, al pari della malattia, della disabilità, della vecchiaia e della morte, abbiamo considerato la sofferenza qualcosa di sconveniente, impresentabile, inaccettabile, “pornografica” in qualche modo, in una società sempre più salutista e performativa nella quale la bellezza, la salute, la necessità di essere sempre prestanti e all’altezza delle situazioni è diventato un dovere, un obbligo sociale se si vuole essere “in”, per non rischiare di diventare “out”. È così che la sofferenza è divenuta un tabù, rispetto al quale non sappiamo più parlare, spiegare e agire: questo libro cerca di ridarci la parola, di superare l’afasia che caratterizza la nostra società su questo tema». Elaborando una tipologia fenomenologica della sofferenza analizzata sulla base di un modello connessionista, il volume esplora quindi il contributo che tre studiosi classici (Karl Marx, Emile Durkheim e Max Weber) e tre contemporanei (Hans Jonas, Irving K. Zola e Margaret Archer) possono offrire attraverso i concetti di alienazione, anomia, razionalizzazione, limite, vulnerabilità e riflessività fratturata per una comprensione delle cause profonde della sofferenza umana. Ad emergere è così quella “dimensione del negativo” che, spesso interpretata dalle diverse mitologie, filosofie e teodicee religiose come prova dell’esistenza del “male”, rappresenta in realtà una componente intrinseca della condizione umana che una “sociologia del negativo” critica e riflessiva può consentire di analizzare sulla base di nuove piste di ricerca ormai ineludibili nella società globalizzata. «Vivere senza sofferenza è stata la grande illusione della società occidentale contemporanea, figlia della nostra idea di progresso lineare, indefinito, senza limiti: è così che si arriva all’illusione dell’ospedale senza dolore, del mondo senza sofferenza. Oggi stiamo scoprendo che la realtà ha dei limiti, e lo stiamo facendo a nostre spese: cambiamenti climatici, disastri ambientali, effetto serra, ma anche l’illusione delle pratiche anti-invecchiamento, di un’eterna giovinezza, di usare la criogenesi per sconfiggere la morte. Lo sapevano bene le società precedenti: un tempo il limite era inscritto nell’impotenza tecnologica dell’uomo di fronte all’onnipotenza incontrollabile della natura. Oggi, la mutata natura dell’agire umano consiste proprio nelle nuove e crescenti conquiste tecnologiche che la nostra società ha saputo mettere in campo, ma che rischiano di rivoltarsi contro di noi. Dobbiamo allora ritrovare quel limite autoimponendocelo secondo quel “principio di responsabilità” di cui parla Hans Jonas, per cui non tutto ciò che si può fare si deve fare, se vogliamo evitare di creare aspettative irrealistiche che non ci portano da nessuna altra parte se non alla nostra autodistruzione. Ciò che dobbiamo riscoprire è una nuova “cultura del limite” adeguata alla tarda modernità in crisi che stiamo vivendo, senza alcuna deviazione luddista e anti-tecnologica (fondamentalmente reazionaria), ma che sappia però tener conto dell’esistenza di limiti biologici, psicologici, esistenziali, sociali ed ecologici con i quali ci confrontiamo quotidianamente: è ciò che chiamo la dimensione del “negativo”, che racchiude tutti questi limiti, e rappresenta una dimensione fondamentale e ineliminabile della condizione umana quanto quella del positivo, con la quale dobbiamo tornare a familiarizzare, nella piena consapevolezza di questa ambivalenza della condizione umana, per cui non c’è positivo senza negativo, felicità senza sofferenza, gioia senza dolore. Perché, come afferma Salvatore Natoli “Il negativo colpisce il positivo, ma il positivo lo precede e ne è la sua ineliminabile condizione”».

 

TRAMA. Un libro che si rivolge non soltanto agli specialisti, ma anche a chi voglia cercare di comprendere le cause dei diversi tipi di sofferenza, cercando per quanto possibile di eliminare le sofferenze inutili, specie quelle causate dall’uomo, come le sofferenze sociali che originano dal mancato rispetto della dignità umana; senza per questo illudersi di eliminarle completamente, dal momento che esse rappresentano una componente costitutiva della condizione umana, una forma di adattamento all’ambiente in cui ci è dato vivere.

 
 

BIOGRAFIA. Guido Giarelli, Ph.D. alla University College London, è professore associato di Sociologia generale presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università “Magna Græcia” di Catanzaro. Presso la medesima università è stato direttore del Centro di Ricerca Interdipartimentale sui Sistemi sanitari e le Politiche di welfare (C.R.I.S.P.) dal 2006 al 2010 e del Master di II livello in “Management integrato dei servizi sociali e sanitari”; è attualmente direttore del Master di II livello in “Medicina integrata”. È stato research associate dell’Institute of African Studies dell’Università di Nairobi, adjunct associate professor della School of Health Sciences della Oakland University di Rochester (Michigan), visiting scholar alla New York Academy of Medicine e alla Harvard Medical School di Boston, visiting professor all’Università di Oviedo (Spagna), all'Escola de Saúde Pública do Ceará di Fortaleza (Brasile) e al Centre for Sociological Theory and Research on Health Division and Population Health della University College London. Fondatore e primo presidente della Società Italiana di Sociologia della Salute (SISS) dal 2002 al 2005, segretario e poi membro del Consiglio scientifico della Sezione di Sociologia della salute e della medicina dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) dal 2005 al 2011, presidente della European Society for Health and Medical Sociology (ESHMS) per il mandato 2006-2010, è attualmente vice-Presidente del Consiglio direttivo del Research Committee 15 (Sociology of Health) dell’International Sociological Association (ISA). Dal 2004 è membro dell’Osservatorio sulle Medicine Non Convenzionali della Regione Emilia-Romagna.

 

Video di presentazione del saggio https://youtu.be/n5_wkFr-OrQ

Articolo Oggisud https://oggisud.it/cultura-e-spettacoli/presentato-il-libro-di-guido-giarelli-per-una-sociologia-del-negativo-nella-societa-globalizzata

Link di vendita http://www.store.rubbettinoeditore.it/societa-e-scienze-sociali/sociologia/sofferenza-e-condizione-umana.html

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Data di Pubblicazione: 17 luglio 2018
Categoria: Comunicati Stampa, Libri & Editoria, Psicologia & Benessere
Argomenti: sofferenza, condizione umana, società, globalizzazione, guido giarelli, sociologia, libri, saggi, il taccuino ufficio stampa, saggistica, comunicati stampa libri, scrittori,