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Fausto Rampazzo presenta il romanzo “La coreografia del dubbio”

Lo scrittore romano Fausto Rampazzo presenta “La coreografia del dubbio”, un noir psicologico in cui si intrecciano le storie di quattro personaggi smarriti; alcuni sono destabilizzati da realtà che li opprimono, altri da situazioni molto più grandi di loro. In un’interessante mescolanza di fiction e di fatti realmente accaduti, l’autore ci porta in un’avventura che è prima di tutto un viaggio nell’interiorità dell’essere umano: nelle sue paure, nei suoi dubbi e nelle sue fragilità. E nel mentre racconta di una guerra dimenticata, quella in Cecenia, e di un grande giornalista italiano che si è sacrificato per il rispetto della verità e della dignità umana.

 

Titolo: La coreografia del dubbio

Autore: Fausto Rampazzo

Genere: Noir psicologico

Casa Editrice: L’Infernale Edizioni

Pagine: 195

Prezzo: 15,60 €

Codice ISBN: 978-1694491558

 

«E lui non riesce a fare molto altro, se non incassare. Intimorito, sì, intimorito e sorpreso non tanto dall’attacco del giornalista, quanto dal senso di inadeguatezza che lo attanaglia, lo ingoffisce, gli toglie lucidità e parole. Una forma di malessere che conosce bene ma che ormai era sicuro riguardasse il passato. E che invece torna inaspettato a renderlo un bersaglio facile, uno sprovveduto. Un servo, appunto. Il lungo sorso di Taittinger gli serve per brindare. Alla fine del secolo. Al passato di cui disfarsi una volta per tutte. O forse a niente. Per ora, a niente […]».

La coreografia del dubbio di Fausto Rampazzo è un intenso romanzo ambientato alla fine del secolo scorso, all’alba di quegli anni duemila attesi con ansia, con speranza. Attraverso un sapiente intreccio di storie collegate tra loro, l’autore racconta una vicenda che appartiene alla fiction ma che esplora anche la realtà di quegli anni, dalla cultura pop alla politica internazionale. E in particolare delinea la straordinaria figura del reporter free lance Antonio Russo, raccontandone gli ultimi, drammatici giorni di vita e riportando fedelmente alcune delle trascrizioni dei suoi reportage. Un giornalista senza paura, scomodo e testardo, che ha fatto dell’integrità professionale la sua bandiera e del mondo, soprattutto quello martoriato dalle guerre, la sua casa. Un uomo libero, un professionista dedito anima e corpo al suo lavoro. Il protagonista del romanzo, Michele Rizzo, è invece un uomo profondamente diverso dal reporter italiano: economista ambizioso e scaltro, è dipinto nella sua disperata scalata ai vertici della grande società multinazionale per cui lavora; la sua vita si intreccia con quella di Russo perché è incaricato dall’intelligence di riportare alla ragione il giornalista, impegnato in reportage scomodi per conto di Radio Radicale. Affari internazionali si mescolano quindi alla vita privata di uomini diametralmente opposti, eppure colti nello stesso momento di smarrimento e di evoluzione (o involuzione). Michele è concentrato su sé stesso, o al massimo sulle problematiche della figlia adolescente Nicole; sa di essere a un passo dalla realizzazione dei suoi desideri ma sente nel profondo di non essere all’altezza della situazione. Antonio è invece un uomo che “sta facendo amicizia con la solitudine” e che ha dimenticato sé stesso; immerso nel conflitto in Cecenia, una terra stuprata, decide di non tacere di fronte agli orrori della guerra, e di combattere in prima linea con i suoi reportage per riportare a galla delle verità che in molti tentano di seppellire. Michele rivede in Antonio il carattere di sua figlia, e per questo il rapporto col giornalista si fa teso e fonte di insicurezze: entrambi sono ribelli e indomiti ma anche sensibili, con lo stesso sguardo sofferente e rabbioso, entrambi sono a un passo dall’autodistruzione. La coreografia del dubbio è un romanzo che parla di due generazioni in crisi alternando i punti di vista di personaggi giunti a un bivio della loro esistenza; a quasi vent’anni dalla morte del giornalista Antonio Russo al confine tra Cecenia e Georgia, l’autore presenta una storia che parla della fragilità umana, e del tarlo del dubbio che può sgretolare anche il cuore più impavido.

 

TRAMA. Un uomo ambizioso in cerca di riscatto sociale, una figlia adolescente pronta a cacciarsi nei guai per sfuggire alla noia, un giornalista idealista e testardo che non vuole tacere di fronte agli orrori della guerra. Una storia di fiction tra Roma, Londra e la Cecenia di fine Novecento, alveare di tensioni e zona di guerriglia insondabile e indecifrabile, che si innesta nella tragica fase finale della vita di Antonio Russo, coraggioso free-lance che con i suoi reportage per conto di Radio Radicale stava creando imbarazzo in ambito internazionale. Un romanzo a più piani che intreccia la grande storia con le vicende personali di due generazioni tormentate, alla perenne ricerca di sé, in balia di quello smarrimento delle certezze non ancora assunto a fatto conclamato e, in qualche modo, metabolizzato.

 

 

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BIOGRAFIA. Fausto Rampazzo vive a Roma. Ha pubblicato “Don Giovanni Light” (Bompiani, 2009), i racconti in ebook “Brindisi al fiume Kura” (Atlantis – Lite Editions, 2012), “Solo peccati veniali” (Atlantis – Lite Editions, 2013) e “Monotonia” (Lite Editions, 2013), la raccolta “Inclinazione all’indecenza” (Bre Edizioni, 2012) e il romanzo “La coreografia del dubbio” (L’Infernale Edizioni, 2019). È inoltre appassionato di pittura e ha esposto le proprie opere in alcuni locali romani e alla Numen Gallery di Roma per il Numen Art Prize del 2019.

 

 

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Data di Pubblicazione: 10 gennaio 2020
Categoria: Comunicati Stampa, Libri & Editoria
Argomenti: La coreografia del dubbio, Fausto Rampazzo, romanzo, L’Infernale Edizioni, scrittore, libri, noir psicologico, politica, giornalismo, guerra in Cecenia, Antonio Russo, Il Taccuino ufficio stampa, ufficio stampa

Jay Manari presenta il romanzo “Il senso di un’ombra”

Jay Manari ci fa conoscere le rocambolesche abilità di Peter, acrobata al Neverland Circus, diretto da Spugna al servizio del ricchissimo pubblicitario Sir James Hook. Un personaggio in bilico, non solo per la sua occupazione, ma anche per quello che rappresenta: un’anima votata all’eterna gioventù sempre in fuga, in un mondo che “non c’è”. Una narrazione ispirata all’opera di James Barrie che unisce l’evasione della fiaba al resoconto sofferto di chi ha potuto seguire la genesi di una creazione artistica che ha accompagnato – e continuerà ad accompagnare – intere generazioni.  Inquietudine e leggerezza, in un romanzo “dedicato a tutti quei bambini maggiorenni che conoscono la differenza fra crescere e invecchiare.

 

Titolo: Il senso di un’ombra

Autore: Jay Manari

Genere: Racconto – Fantasy – Letteratura per ragazzi

Casa Editrice: Gruppo Albatros Editore

Pagine: 98

Prezzo: 13,90 €

Codice ISBN: 978-88-306-1155-9

 

 «Vuoi sapere perché una delle mie stranezze è proprio la totale assenza di peso? Perché sono “Leggerezza”? Ecco... la Felicità, anche se non sembra, è pesante e proprio per questo, per trasmetterla, bisogna essere leggeri come l’aria! Solo così, infatti, ognuno può serenamente avvicinarsi al peso della propria Felicità. Questo è il motivo per cui esisto. Un adulto direbbe: «Ah, è il tuo lavoro!» e uno dei miei piccoli seguaci risponderebbe canticchiando: «È un gioco, è il gioco di Peter!». Il gioco della Felicità […]».

 

 Un libro nel libro nel teatro: Il senso di un’ombra è liberamente ispirato all’opera teatrale “Peter Pan, il bambino che non voleva crescere” dello scrittore scozzese James Matthew Barrie. Questo significa molte cose, forse troppe, poste in un equilibrio mirabolante, perfetto, che fa saltare il fiato dal petto alla gola, proprio come fa un’acrobata sul filo. Peter Pan è tante cose: l’infanzia scandita da storie fantastiche, i sogni prima di addormentarsi, la crescita che non si accetta, la fuga da quest’ultima, l’assenza di peso, dimensione, ombra, gravità; una leggerezza che significa ritirarsi in un mondo immaginifico, così da non perdere mai quello slancio vitale, lo stesso, forse, che fa spiccare il volo. Nella vita comune questo può essere tradotto nell’attitudine a un vago sentore di giovialità che non è superficialità, ma piuttosto una ricerca incessante di questa bramata gioventù che non segue l’età biologica, bensì esiste in ognuno di noi ed è costituita dal bagaglio emotivo, fatto di secondi, ere, minuti, decenni, chi lo sa. Un’età incalcolabile, che non segue gli step canonici: non c’è un’infanzia che diventa adolescenza e poi giovinezza ed età adulta, ma un magma che si espande lento e scottante, che oltrepassa i confini generazionali e diventa uno stato generale e perpetuo; tutto questo diventa poi un’arte fine e infinitesima, ovvero riuscire a entrare nel surreale, tanto da conoscersi in meandri mai battuti, inconsci, estranei quasi. Il sorriso, il volo oltre le nuvole, la spensieratezza diventano così lo strumento per affrontare il proprio ospite inquietante, una presenza a volte scomoda che però ci permette di interpretare quella stessa “leggerezza” – la giovinezza – come un filtro attraverso cui guardare il mondo, viverlo, appassionarsi per riconoscere, nelle pulsioni più genuine, il senso della nostra identità, e così accendere un lumino, poi un faro sulle oscurità altrui. Parole che servono, tramite un’opera indimenticabile come quella di Peter Pan, a far emergere la natura pedagogica del testo, ed essere così anche d’esempio per una lettura non solo giovane, ma che certamente si può definire di formazione.  Jay fa tutto questo, e le immagini presenti nel testo creano un mondo trasversale che si ricollega alla natura molteplice e sconfinata delle arti, di quanto queste possano stringersi in un afflato che rinsalda il nostro più profondo sentire. Le immagini sono fantasia, ma possono anche essere diapositive, fotografie, fotogrammi, frame. Sogni? Sì, anche. E così l’artista che ce le dona si fa genitore delle nostre fantasticherie, del nostro mezzo interpretativo: lui acrobata e anche noi, oscilliamo su queste emozioni che si vedono, si sentono e si toccano con la speranza che possano rimanere eterne.

TRAMA. Scrittore talentuoso e squattrinato, Peter lavora come acrobata al Neverland Circus, gestito dal capo clown, il signor Spugna, a sua volta alle dipendenze del pubblicitario plurimiliardario Sir James Hook, meglio noto come Uncino, ora marito di Wendy. Narrato attraverso gli occhi della prima attrice che abbia mai interpretato Peter Pan, Il Senso di un’ombra svela i lati più oscuri della sceneggiatura originale dell’autore scozzese James Barrie, approfondendo la natura del suo vero finale, molto spesso censurato sia dalle produzioni cinematografiche che da quelle teatrali, mettendo in luce i drastici cambiamenti avvenuti poco prima del suo celebre debutto al Teatro Duke York il 28 dicembre 1904.

BIOGRAFIA.  Regia. Scrittura. Pittura. Queste le arti predilette da Jay Manari, giovane artista indipendente che dal 2014 lavora per produzioni di film, promo, serie TV e video musicali tra l’Italia e gli Stati Uniti.  Nel 2014, ha fondato ManarìFilmArts Productions, una nascente casa di produzione e post produzione video, attualmente dedita alla pre-produzione di Feelings In The Shadow, la versione cinematografica de Il senso di un’ombra.  Da gennaio 2018, Jay lavora come Direttore Artistico e Video Content Creator per MiraBan LTD, una poliedrica Società di Arte e Intrattenimento londinese.  Da settembre 2019, vive a Cardiff, dedicandosi al potenziamento del proprio stile registico, così da far risorgere l’Italia quale sostenitrice partecipe e internazionale della Settima Arte e non solo come suo set cinematografico o musa inspiratrice.

 

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Data di Pubblicazione: 22 dicembre 2019
Categoria: Comunicati Stampa, Libri & Editoria
Argomenti: Il senso di un’ombra, Jay Manari, romanzo, Gruppo Albatros, scrittore, libri, fantasy, letteratura per ragazzi, Peter Pan, James Barrie, crescere, Il Taccuino ufficio stampa, ufficio stampa

Raffaele D’Orazi presenta il romanzo “Il mistero del Moai”

Lo scrittore e poeta vitorchianese Raffaele D’Orazi presenta “Il mistero del Moai”, un romanzo dai tanti volti: una storia incentrata su un’antica credenza che si attualizza in moderna leggenda metropolitana, un racconto di vita quotidiana e una riflessione filosofica sul senso dell’esistenza umana. Dagli enigmi del popolo dell’Isola di Pasqua alle ricerche del protagonista Ermanno nel borgo di Vitorchiano, un avvincente viaggio nel mistero dell’unico Moai originale presente in Europa.

Titolo: Il mistero del Moai
Autore: Raffaele D’Orazi
Genere: Narrativa contemporanea
Casa Editrice: Casa Editrice Serena
Pagine: 290
Codice ISBN: 978-88-941-65-418 

«C’era una qualche somiglianza tra i ragionamenti di Ermanno e le massime di Epicuro. Per Ermanno, era determinante la capacità di saper cogliere quanto il presente poteva offrire, anzi, il tentativo di ottimizzarlo non terminava mai […]».

Dopo il successo del precedente romanzo Il fumo del quartiere a luci rosse, Raffaele D’Orazi ritorna con un’intrigante opera: Il mistero del Moai. Da sempre interessato a sviscerare i mali del nostro tempo, l’autore presenta un testo che può diventare una bussola morale che orienti i ragionamenti del lettore, e che sveli le verità nascoste sotto la pesante coltre di apparenze fuorvianti che ormai ammanta la nostra società. D’Orazi ha scritto molto, e in diversi ambiti: dai romanzi alle raccolte poetiche, dalle pièce teatrali ai saggi, e in ognuno di essi ha posto la ricerca della verità come obiettivo principale delle sue indagini e delle sue riflessioni e, attraverso il suo denso stile di scrittura, ha sempre fatto in modo che il lettore potesse seguirlo passo dopo passo. In quest’ultima opera si racconta del mistero delle statue dei Moai ritrovate sull’Isola di Pasqua - o di Rapa Nui - e soprattutto di quello tutto italiano del Moai presente nel comune di Vitorchiano, in provincia di Viterbo. Intrecciando le vicende di vita del protagonista Ermanno con la storia di un popolo che vive dall’altra parte del mondo, in una piccola isola persa nell’Oceano Pacifico, l’autore presenta un romanzo che propone un enigma antico che torna prepotentemente nel presente, e che sembra influire sulla vita dell’uomo contemporaneo con la sua portata trascendentale. La statua monolitica istallata alle porte del borgo di Vitorchiano e raccontata da D’Orazi è un Moai originale ricavato dal peperino, roccia magmatica simile al tufo presente sull’Isola di Rapa Nui, e realizzato da una rappresentanza del popolo dell’Isola di Pasqua giunto in Italia per un gemellaggio culturale. Una statua che emana un forte potere mistico, che nell’isola è presente in più di seicento copie le quali, in ragione della loro collocazione e per l’orientamento dello sguardo dei severi volti di pietra, si mostrano al mondo in tutto il loro mistero, nell’enigma insoluto che veicolano. L’autore racconta le vicende legate al Moai presente a Vitorchiano, posto a protezione del borgo e poi trasferito in Sardegna per un’esposizione; in seguito è stato ricollocato nel paese in un luogo più isolato, a causa dell’inettitudine di amministratori comunali privi di qualunque rispetto per le tradizioni e le credenze di un popolo. Era infatti stato raccomandato dagli indigeni arrivati in Italia di non spostare mai il monolite, perché la sua valenza beneaugurante e protettrice si sarebbe esaurita per lasciare il posto a vendicative forze oscure. D’Orazi cerca quindi di far luce sui misteri di un popolo e dei loro artefatti, e sulla natura della loro “magia”, dei loro riti propiziatori, sull’origine di un affascinante mito. E nel mentre racconta la vita di Ermanno, che a sua volta si interroga sul mistero del Moai di Vitorchiano che si riflette su quello più universale dell’essere umano, ricercando il senso di un’esistenza che ci spinge a guardare sempre più in là, dove c’è oscurità, dove c’è l’inspiegabile. Un anelito di conoscenza sviscerato in un romanzo filosofico che prende spunto da una leggenda metropolitana che forse nasconde qualcosa di più profondo, qualcosa che vale la pena scoprire.

 

TRAMA. In una comunità italiana nella quale giganteggia l'unica statua del Moai al mondo fuori

dall'Isola di Pasqua, scolpita su monolite dagli abitanti della lontana isola, si susseguono

vicende legate al particolare monumento oggetto di strane attenzioni, di singolari e

improvvisi spostamenti. È un succedersi di eventi inspiegabili sui quali campeggia l'ombra

del grande simbolo d'oltreoceano.

 

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BIOGRAFIA. Raffaele D’Orazi è nato e vive a Vitorchiano, un borgo in provincia di Viterbo. Tra le sue opere si ricordano: il saggio “Una perenne illusione” (Eurograph, 1999), la commedia teatrale “Interpretazione di vita moderna” (Eurograph, 2000), la raccolta di poesie “L’infinito volo di Nara per Anil” (L’autore libri Firenze, 2001) e i romanzi “Il fumo del quartiere a luci rosse” (Casa Editrice Serena, 2014) e “Il mistero del Moai” (Casa Editrice Serena, 2018). I suoi lavori sono presenti su varie antologie nazionali e internazionali.

 

LA CASA EDITRICE. La Casa Editrice Serena ha sede a Viterbo, ed è stata fondata da Serena D’Orazi nel 2014 con lo scopo di portare all’attenzione del pubblico nuovi autori e, soprattutto attraverso la loro scrittura, far conoscere e pubblicizzare la storia e le tradizioni del territorio della Tuscia. Il suo progetto è quello di pubblicare opere che possano essere apprezzate da un ampio pubblico di lettori, e che possano evidenziare le virtù morali dell’essere umano.

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Data di Pubblicazione: 19 dicembre 2019
Categoria: Libri & Editoria
Argomenti: Il mistero del Moai, Raffaele D’Orazi, narrativa, Casa Editrice Serena, scrittore, libri, Isola di Pasqua, leggenda, mito, Moai, Vitorchiano, arte, Il Taccuino ufficio stampa, ufficio stampa

Nataša Ursic presenta il romanzo “Non scegliermi. Nulla è come sembra”

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

 

Non scegliermi – nulla è come sembra di Nataša Ursic

La scrittrice goriziana Nataša Ursic presenta “Non scegliermi – nulla è come sembra”, il primo capitolo della serie “The unloved”, un appassionante romance new adult ma anche un avvincente noir. Danielle, la protagonista di questa complicata vicenda, dovrà fare ricorso a tutte le sue forze per venire a capo di un mistero che riguarda la sua vita e soprattutto i suoi ricordi. Una storia ricca di tensione e di segreti inconfessabili, un intrigante viaggio alla ricerca della verità e del vero amore.

Titolo: Non scegliermi – nulla è come sembra

Autore: Nataša Ursic

Genere: Romance

Casa Editrice: Self-publishing

Pagine: 513

Prezzo: 14,00 €

Codice ISBN: 978-10-909-38-589

 

«Non riesco a reagire visto che il mio cervello mi dice di correre da lei, il mio cuore mi consiglia di scappare via e il mio corpo, come sempre, non sa a chi dare retta. Il mio respiro accelera ma cerco di non farlo vedere […]».

 

Non scegliermi – nulla è come sembra di Nataša Ursic è il volume d’esordio di una serie che appare sin dalle prime pagine estremamente interessante. Pagine che disorientano, perché l’autrice decide di ammantare la storia di un fitto alone di mistero. In questo primo capitolo si cerca come in un puzzle di rimettere insieme i pezzi del presente e soprattutto del passato della protagonista femminile, Danielle Dream Brown, di cui si scopre la storia poco alla volta, lasciando buchi nella mente del lettore perché è lo stesso personaggio ad aver perso la memoria. Danielle è una figura sfuggente per la quale non è semplice provare empatia, ma d’altro canto è un personaggio che stuzzica l’interesse, che si vuole seguire nella vicenda per poter comprendere più a fondo la sua storia travagliata, i suoi ricordi frammentati e i suoi comportamenti spesso ambigui. All’inizio si viene a conoscenza del fatto che è stata vittima di violenza, ma che ha anche tentato il suicidio; tutto è annebbiato, confuso, e sembra che anche il protagonista maschile della storia, Richard, soffra dello stesso disturbo della memoria. A intricare la trama vi è la presenza di un Clan mafioso, capeggiato dal padre di Danielle, che ha tentacoli che arrivano fino all’ambiente teoricamente sicuro della scuola della ragazza. Diversi personaggi si avvicendano nella narrazione con i loro punti di vista complicando una storia/rebus che presenta al suo interno anche diversi flashback che suggeriscono risposte – poche – alle troppe domande rimaste in sospeso. Nell’alternarsi dei punti di vista l’autrice costruisce pezzo per pezzo una storia che avrà sicuramente modo di sorprendere nei successivi volumi; una vicenda che tiene incollati alle pagine, e che permette al lettore di riflettere e ipotizzare senza farlo mai annoiare. Un libro che trasmette un sottile senso di inquietudine, scritto con uno stile scorrevole e abitato da personaggi che, come dal titolo del romanzo, non sono quello che sembrano.

 

TRAMA. A causa di un forte trauma la protagonista Danielle perde la memoria. Grazie ad alcuni ricordi che le tornano in mente all'improvviso e nelle situazioni più disparate, inizia a capire chi è e ciò che le è successo, scoprendo che non è andata come le hanno fatto credere. Nel suo percorso incontrerà Richard, con cui avrà un rapporto complesso di amore e odio, di amicizia e antipatia, di attrazione e disgusto, e che inconsapevolmente l’aiuterà a scoprire la verità sul suo passato. Trasferitasi a Orlando per seguire il fratello Danielle conoscerà Nick, che rappresenterà per lei un'occasione di rinascita totale. Almeno fino a che Richard non andrà a farle visita. Chi sceglierà Danielle? Il Clan c'entra qualcosa in tutto questo? Ma, soprattutto, le permetterà di scegliere?

 

 

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BIOGRAFIA. Nataša Ursic (Gorizia, 1986) pubblica nel 2015 il primo volume della trilogia rosa/noir “Non Scegliermi” sulla piattaforma Wattpad. Nel 2017 prende la decisione di approdare su Amazon dove è presente la trilogia completa. Nel 2019 ha fatto tradurre il primo volume in lingua inglese. Ha preso parte al primo Festival del Romance Italiano a Milano.

 

 

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Data di Pubblicazione: 16 dicembre 2019
Categoria: Libri & Editoria
Argomenti: Non scegliermi. Nulla è come sembra, Nataša Ursic, romanzo, Self-publishing, scrittore, libri, mafia, amore, memoria, The Unloved Serie, segreti, Il Taccuino ufficio stampa, ufficio stampa