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Raffaele D’Orazi presenta il romanzo “Il mistero del Moai”

Lo scrittore e poeta vitorchianese Raffaele D’Orazi presenta “Il mistero del Moai”, un romanzo dai tanti volti: una storia incentrata su un’antica credenza che si attualizza in moderna leggenda metropolitana, un racconto di vita quotidiana e una riflessione filosofica sul senso dell’esistenza umana. Dagli enigmi del popolo dell’Isola di Pasqua alle ricerche del protagonista Ermanno nel borgo di Vitorchiano, un avvincente viaggio nel mistero dell’unico Moai originale presente in Europa.

Titolo: Il mistero del Moai
Autore: Raffaele D’Orazi
Genere: Narrativa contemporanea
Casa Editrice: Casa Editrice Serena
Pagine: 290
Codice ISBN: 978-88-941-65-418 

«C’era una qualche somiglianza tra i ragionamenti di Ermanno e le massime di Epicuro. Per Ermanno, era determinante la capacità di saper cogliere quanto il presente poteva offrire, anzi, il tentativo di ottimizzarlo non terminava mai […]».

Dopo il successo del precedente romanzo Il fumo del quartiere a luci rosse, Raffaele D’Orazi ritorna con un’intrigante opera: Il mistero del Moai. Da sempre interessato a sviscerare i mali del nostro tempo, l’autore presenta un testo che può diventare una bussola morale che orienti i ragionamenti del lettore, e che sveli le verità nascoste sotto la pesante coltre di apparenze fuorvianti che ormai ammanta la nostra società. D’Orazi ha scritto molto, e in diversi ambiti: dai romanzi alle raccolte poetiche, dalle pièce teatrali ai saggi, e in ognuno di essi ha posto la ricerca della verità come obiettivo principale delle sue indagini e delle sue riflessioni e, attraverso il suo denso stile di scrittura, ha sempre fatto in modo che il lettore potesse seguirlo passo dopo passo. In quest’ultima opera si racconta del mistero delle statue dei Moai ritrovate sull’Isola di Pasqua - o di Rapa Nui - e soprattutto di quello tutto italiano del Moai presente nel comune di Vitorchiano, in provincia di Viterbo. Intrecciando le vicende di vita del protagonista Ermanno con la storia di un popolo che vive dall’altra parte del mondo, in una piccola isola persa nell’Oceano Pacifico, l’autore presenta un romanzo che propone un enigma antico che torna prepotentemente nel presente, e che sembra influire sulla vita dell’uomo contemporaneo con la sua portata trascendentale. La statua monolitica istallata alle porte del borgo di Vitorchiano e raccontata da D’Orazi è un Moai originale ricavato dal peperino, roccia magmatica simile al tufo presente sull’Isola di Rapa Nui, e realizzato da una rappresentanza del popolo dell’Isola di Pasqua giunto in Italia per un gemellaggio culturale. Una statua che emana un forte potere mistico, che nell’isola è presente in più di seicento copie le quali, in ragione della loro collocazione e per l’orientamento dello sguardo dei severi volti di pietra, si mostrano al mondo in tutto il loro mistero, nell’enigma insoluto che veicolano. L’autore racconta le vicende legate al Moai presente a Vitorchiano, posto a protezione del borgo e poi trasferito in Sardegna per un’esposizione; in seguito è stato ricollocato nel paese in un luogo più isolato, a causa dell’inettitudine di amministratori comunali privi di qualunque rispetto per le tradizioni e le credenze di un popolo. Era infatti stato raccomandato dagli indigeni arrivati in Italia di non spostare mai il monolite, perché la sua valenza beneaugurante e protettrice si sarebbe esaurita per lasciare il posto a vendicative forze oscure. D’Orazi cerca quindi di far luce sui misteri di un popolo e dei loro artefatti, e sulla natura della loro “magia”, dei loro riti propiziatori, sull’origine di un affascinante mito. E nel mentre racconta la vita di Ermanno, che a sua volta si interroga sul mistero del Moai di Vitorchiano che si riflette su quello più universale dell’essere umano, ricercando il senso di un’esistenza che ci spinge a guardare sempre più in là, dove c’è oscurità, dove c’è l’inspiegabile. Un anelito di conoscenza sviscerato in un romanzo filosofico che prende spunto da una leggenda metropolitana che forse nasconde qualcosa di più profondo, qualcosa che vale la pena scoprire.

 

TRAMA. In una comunità italiana nella quale giganteggia l'unica statua del Moai al mondo fuori

dall'Isola di Pasqua, scolpita su monolite dagli abitanti della lontana isola, si susseguono

vicende legate al particolare monumento oggetto di strane attenzioni, di singolari e

improvvisi spostamenti. È un succedersi di eventi inspiegabili sui quali campeggia l'ombra

del grande simbolo d'oltreoceano.

 

L’AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

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BIOGRAFIA. Raffaele D’Orazi è nato e vive a Vitorchiano, un borgo in provincia di Viterbo. Tra le sue opere si ricordano: il saggio “Una perenne illusione” (Eurograph, 1999), la commedia teatrale “Interpretazione di vita moderna” (Eurograph, 2000), la raccolta di poesie “L’infinito volo di Nara per Anil” (L’autore libri Firenze, 2001) e i romanzi “Il fumo del quartiere a luci rosse” (Casa Editrice Serena, 2014) e “Il mistero del Moai” (Casa Editrice Serena, 2018). I suoi lavori sono presenti su varie antologie nazionali e internazionali.

 

LA CASA EDITRICE. La Casa Editrice Serena ha sede a Viterbo, ed è stata fondata da Serena D’Orazi nel 2014 con lo scopo di portare all’attenzione del pubblico nuovi autori e, soprattutto attraverso la loro scrittura, far conoscere e pubblicizzare la storia e le tradizioni del territorio della Tuscia. Il suo progetto è quello di pubblicare opere che possano essere apprezzate da un ampio pubblico di lettori, e che possano evidenziare le virtù morali dell’essere umano.

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Data di Pubblicazione: 19 dicembre 2019
Categoria: Libri & Editoria
Argomenti: Il mistero del Moai, Raffaele D’Orazi, narrativa, Casa Editrice Serena, scrittore, libri, Isola di Pasqua, leggenda, mito, Moai, Vitorchiano, arte, Il Taccuino ufficio stampa, ufficio stampa

Pedro Lenz presenta il romanzo La bella Fanny

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

 

La bella Fanny di Pedro Lenz

Pedro Lenz presenta “La bella Fanny”, un’opera introspettiva e ironica, in cui si intraprende un viaggio nell’anima e nella mente del protagonista Jackpot, un’aspirante scrittore. Ambientato nel comune svizzero di Olten, una terra di mezzo malinconica e monotona, il romanzo si focalizza sulla vita interiore di Jackpot, e sul suo bisogno di trovare un senso alla natura sfuggente dell’amore e dell’arte. Una nuova e affascinante opera per il pluripremiato scrittore svizzero Pedro Lenz, tradotta da Amalia Urbano e pubblicata in Italia da Gabriele Capelli Editore.

 

 

Titolo: La bella Fanny

Autore: Pedro Lenz

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Gabriele Capelli Editore

Pagine: 184

Prezzo: 18,00 €

Codice ISBN: 978-88-97308-67-6

 

«Bene, tutto è iniziato così. Ho suonato. Ho aspettato. Ho risuonato. Ho aspettato ancora. Stavo già pensando di andarmene quando dalla porta è uscita quella donna. E in quel momento è stato come se qualcuno avesse acceso un faro. Ho dovuto fare un passo indietro, tanto ne ero stato abbagliato. E non è una balla. Non avevo mai visto una donna così in tutta la mia vita, né tantomeno a Olten. Mi sembrava di sognare. Anche se sogni del genere non esistono. Lei mi ha guardato per un attimo, ha detto “Sorry” e, passandomi accanto, si è diretta verso la stazione. Probabilmente stavo ancora a bocca aperta quando Louis è arrivato alla porta. Teneva in una mano uno straccio, nell’altra dei pennelli e tra i denti stringeva un sigaro di quelli storti […]».

Nel nuovo romanzo di Pedro Lenz, La bella Fanny, si fa la conoscenza di un personaggio autentico e complesso, Frank, che in realtà odia il suo nome e vuole farsi chiamare Jackpot. Un aspirante scrittore che si muove nel sobborgo svizzero di Olten quasi in punta di piedi, come se non volesse turbare la quiete e la monotonia del luogo. Per mezzo di un flusso di coscienza ben gestito dall’autore si entra nella mente di Jackpot, nella sua inquietudine, nella sua banale quotidianità che, trasportata sulla pagina, acquista straordinarietà. È affascinante osservare la vita di un giovane uomo che non sa ancora qual è il suo posto nel mondo ma che è comunque a suo agio nell’indeterminatezza dell’esistenza, che è “felice di non essere potente e potentemente felice” ma allo stesso tempo è malinconico e disincantato. Jackpot è ossessionato dalla bellissima Fanny, una ragazza misteriosa, portatrice di una maledizione; una presenza tanto forte all’inizio dell’opera quanto evanescente nell’ultima parte del libro. L’incontro con Fanny apre il romanzo e stravolge l’esistenza del protagonista: l’amore passionale, devoto e angoscioso che prova per lei lo porta in alto per poi scaraventarlo prepotentemente a terra. Neanche le sagge parole dei suoi cari amici, gli anziani pittori Louis e Grunz, possono spegnere il fuoco che lo sta divorando, che brucia la sua lucidità, che intossica la sua mente. I due pittori sono la coscienza di Jackpot, sono l’esperienza che vuole domare l’irrequietezza giovanile, sono gli oracoli che profetizzano la dolorosa verità che l’amore, così come l’arte e l’ispirazione, è fugace. La bella Fanny è un romanzo semplice e diretto, che però svela pagina dopo pagina un’anima complessa e profonda; un’opera che contiene una riflessione a volte amara sull’arte e sulla figura dell’artista, e su come l’arte debba necessariamente trascendere il vissuto dell’artista, su come essa debba essere libera di trasformare la realtà. E infine un testo sull’amore e sulla sua mancanza, che parla di un personaggio in disperata attesa che inizi la sua storia con una donna stupenda, così come tarda a palesarsi l’incipit del suo romanzo. Perché senza un buon inizio non ci potrà mai essere una degna conclusione.

 

TRAMA. Jackpot è uno scrittore esordiente che è alla ricerca disperata del filo conduttore del suo romanzo. Louis e Grunz sono due pittori che amano la vita e le sue bellezze. Tutti e tre si dedicano all’arte e il destino sembra non essergli sfavorevole... fino al giorno in cui entra nelle loro vite la bella Fanny. Al comparire della femme fatale vacillano gli equilibri che tenevano insieme l’amicizia dei tre uomini. Per i tre artisti bohemiens il passato ritorna spesso attraverso vecchie melodie e si unisce allo scotto di aver vissuto il ’68 in maniera spudorata. Grande inno all’amicizia, che non sembra conoscere limiti di tempo e spazio. Bella e intrigante la lingua di Lenz: saltella dal discorso diretto al flusso interiore con incredibile leggerezza. Unisce il colloquiale e il quotidiano a profonde riflessioni sull’esistenza, senza mai annoiare. L’autore riesce con grande abilità a rendere uno spaccato del suo mondo bernese, con tutta la monotonia della vita di provincia mista di ricordi.

 

 

L’AUTORE E’ DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

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BIOGRAFIA. Pedro Lenz (Langenthal, 1965) ha intrapreso la sua carriera letteraria nel 2001. Scrive su diversi giornali e riviste, per vari gruppi di teatro e per la Radio Svizzera. Vive a Olten. Per la Gabriele Capelli Editore ha pubblicato nel 2011 Der Goalie bin ig (In porta c’ero io!). Nel 2014 la regista Sabine Boss cura la trasposizione cinematografica del romanzo. L’autore ha conseguito diversi premi, tra i quali: il Premio alla cultura “Goldener Biberfladen Appenzell” nel 2005, il Premio letterario del Canton Berna per In porta c’ero io! nel 2010, il Premio alla cultura dell’Ufficio Federale della Cultura nel 2010 e il Premio Schiller per la letteratura per In porta c’ero io! nel 2011.

 

CASA EDITRICE. Gabriele Capelli Editore è stata fondata nel 2001. La GCE pubblica libri d'architettura, di arte, di grafica, di fotografia, di narrativa e d'illustrazione.
I libri della GCE sono distribuiti in tutte le librerie italiane e svizzere.

 

 

 

Contatti

https://www.pedrolenz.ch/

https://instagram.com/_pedrolenz_?igshid=1agj18iybzkgq

https://it.wikipedia.org/wiki/Pedro_Lenz

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Data di Pubblicazione: 16 settembre 2019
Categoria: Comunicati Stampa, Arte & Cultura, Libri & Editoria
Argomenti: La bella Fanny, Pedro Lenz, romanzo, Gabriele Capelli Editore, scrittore, libri, amore, scrittura, arte, Svizzera, Il Taccuino ufficio stampa, ufficio stampa

Il compositore Salvatore Frega diventa Brand Ambassador di Temple Firm

Il compositore Salvatore Frega è diventato ambassador del brand Temple Firm, giovane casa di moda romana fondata da due ragazzi classe ’94 con tanta inventiva e professionalità. Federico Austeri, laureato in Economia, gestisce il lato vendite e marketing, Giacomo Longarini, invece, è specializzato in grafica e gestisce il designer ed i modelli.

Il loro scopo è quello di portare l’arte all’interno del vestiario, facendo conoscere il più possibile i monumenti, le pitture e le sculture della nostra Italia. Con Salvatore Frega hanno debuttato con le prime due linee Venus Line e Liquid Medusa.

«Ho subito accettato la proposta di questi due giovani ragazzi perché ho apprezzato la loro idea e il loro designer – ha affermato Fregasono giovani come lo sono io, per questo ci credo e cerco di sostenerli per ogni linea di lancio. È un brand che incomincia a vestire persone dell’arte e dello spettacolo di altissimo livello e poter essere portatore della loro arte è un grande onore.»

Data di Pubblicazione: 8 maggio 2019
Categoria: Comunicati Stampa, Arte & Cultura
Argomenti: Musica, Moda, Arte

All'Asylum Fantastic Fest arriva un'Esposizione d'Arte dedicata alla Paura

La Direzione dell’Asylum Fantastic Fest è lieta di annunciare una delle più importanti Esposizioni di Arte contemporanea Internazionale dedicate all’universo della Paura: Asylum — la Paura come [Arte] che si terrà dal 9 al 12 maggio presso il prestigioso Palazzo Doria Panphilj di Valmontone.

53 artisti provenienti da tutta Europa per raffigurare attraverso il proprio personalissimo operato artistico, l’universo della Paura, sia essa materica che intimistica.

Fotografia, digital art, pittura, scultura, istallazioni e assemblaggi per trasmettere una sensazione univoca: la Paura fa parte di ogni essere umano ed ogni essere umano proprio con la paura, si confronta attimo dopo attimo.

Il Vernissage si terrà Giovedì 9 maggio 2019 alle ore 18.00, presente la Cantina Vitivinicola Colle Picchioni che assieme alla struttura di Street Fantastic Food allestita in Piazza Umberto Pilozzi, curerà il buffet inaugurale.

In occasione dell’opening verrà assegnato l’Asylum Award per l’Arte.

Ad arricchire l’Evento altre due esposizioni legate all’universo Horror. A cura dell’Elm Strett House la mostra 30 anni di SPLATTER. La riproduzione delle matite e delle tavole più belle a firma di Marco Soldi, Bruno Brindisi, Roberto De Angelis, Roberto Ricci della rivista che ha segnato un’epoca. Curata da Roberto E. D’Onofrio, l’esposizione dei più bei manifesti originali del cinema di genere, Paura su Carta, un viaggio senza tempo alla scoperta del Cinema di tutti i tempi.

Inoltre a partire dalle ore 20.00 si terrà il concerto per piano Night Horror Music del M.° Marco Werba, che eseguirà sei colonne sonore legate all’universo del thriller, accompagnate dalla proiezione di stralci cinematografici.

Gli Artisti in esposizione sono: Airin Col, Alessandro Betti, Alessandro Masera, Angela Catucci, Anna Maria Machechowska, Antoine Zamariola, Antonella Sorrentino, Antonella Vigorito, Antonietta Aulicino, Barbara Ughi, Carole Peia, Carla Vallata, Christian Damato, Cristian Ciamporcero, Filippo Pagano, Florin Gabriel Cinpoesu, Cristina Corvino, Dayana Fergemberg, Flora Cefalo, Francesca Ferrario, Francesco Vignola, Francesco Terna, Giampiero Abate, Giorgio Toniolo, Giulia Gellini, Glenda Safonte, Holger Theunert, Ivan Toninato, Jurgen Bley, Laura Facchin, Loberg, Lucia Simone, Lucrezia Pireddu, Maria Capellini, Maristella Angeli, Mauro Lorenzo Luigi Valentini, Manuela Scannavini, Mirella Buosi, Montserrat Diaz, Nikos Alteri, Patrizia Garberi, Patrizia Pacini, Pietro Cromo, Raquel Della Pina, Roberta Morelli, Roberto Ramirez Anchique, Remigio Fabris, Sabrina Costa, Sara Contardi, Sartorius, Stefania Asunis, Valentina Serafico, Valerio Villani.

Data di Pubblicazione: 30 marzo 2019
Categoria: Comunicati Stampa, Eventi & Appuntamenti
Argomenti: Cinema, Horror, Asylum, Arte