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Sud e Civiltà: i custodi del falso Pantheon risorgimentale vogliono criminalizzare la revisione storica

Sud e Civiltà: i custodi del falso Pantheon risorgimentale vogliono criminalizzare la revisione storica

L’Associazione "Sud e Civiltà", andata a Sanza a tenere un convegno storico per riabilitare la comunità locale, bollata d’infamia da 158 anni per aver difeso coraggiosamente il regno nel 1857 contro una banda armata di avventurieri politici e di galeotti evasi dal carcere di Ponza, capitanata da Carlo Pisacane, si è vista, prima, accolta con enorme freddezza dall’amministrazione comunale, in persona del vicesindaco (il quale ha ripetutamente e pubblicamente sottolineato che non era sua intenzione invitarci, ma di averlo fatto solo per non deludere un concittadino nostro  simpatizzante), poi, incredibilmente, rifiutare dal Sindaco la targa appositamente creata per rendere giustizia alla gente di Sanza.

Durante il convegno, del quale la popolazione era stata tenuta accuratamente all’oscuro, il Sindaco, alzatosi improvvisamente (in seguito farà sapere di essere stato “offeso” dal modo in cui si stava descrivendo la figura di Mazzini), anziché esprimere un motivato dissenso, si è allontanato senza nemmeno salutare. Il vicesindaco, rimasto in sala ove parlava spesso ad alta voce creando disturbo ai relatori, ha platealmente rifiutato la targa dedicata alla città di Sanza, accusando il presidente di "Sud e Civiltà", il magistrato Edoardo Vitale, di venire meno al suo giuramento di fedeltà alla Costituzione per essere un sostenitore della monarchia.

Edoardo Vitale ha vibratamente replicato che nel 1857 non si fronteggiavano una repubblica e una monarchia, essendo stato lo sbarco di Pisacane la prova generale di un’invasione diretta ad avvantaggiare un’altra monarchia, quella sabauda, e che comunque parlar bene di un monarca del passato non significa certo voler restaurare la monarchia. Sebbene reso edotto di queste evidenti verità, il vicesindaco si è allontanato ingiungendo i convegnisti a sgombrare l’aula immediatamente, cosa che ha determinato comprensibile agitazione fra i molti convenuti.

Prima di doversi allontanare, il presidente di "Sud e Civiltà" è riuscito a consegnare una targa di riconoscimento al giovane e omonimo discendente di Sabino Laveglia, la guardia borbonica che insieme alla popolazione di Sanza fronteggiò vittoriosamente la banda armata di Pisacane e pagò con la vita l’adempimento del dovere, essendo stato trucidato senza processo nel 1860, quando il nuovo invasore Garibaldi venne con forze maggiori e l’appoggio delle potenze capitaliste, a ritentare l’occupazione delle Due Sicilie. A questo evento è seguito un attacco mediatico violentissimo, con il quotidiano La Città di Salerno che ha dato ampio risalto all’accaduto presentandolo in modo distorto e accusando Edoardo Vitale di aver inneggiato all’uccisione di Pisacane. Inoltre il vicesindaco ha osato replicare le sue assurde offese all’onorabilità del presidente di "Sud e Civiltà" come uomo e come magistrato.

A questi attacchi si è aggiunto quello, violentissimo, sempre sullo stesso quotidiano, dell’editore Galzerano, il quale ha addirittura invocato: “quel giudice va processato”, per “vilipendio del risorgimento” e istigazione all’omicidio politico(?), dolendosi del fatto che la versione “ufficiale” del cosiddetto risorgimento non sia tutelata da un apposito reato per chi osi contestarla. Vistisi contestati da un’opinione pubblica ormai maggioritaria, che non crede più alle falsità della storiografia conformista, gli esaltatori dell'invasione piemontese, a corto di argomenti, sono ridotti a invocare processi contro chi non è d'accordo con loro. Ma adesso hanno trovato pane per i loro denti.

Comincia una battaglia inarrestabile per la difesa delle libertà di pensiero e di parola. I responsabili di quanto descritto risponderanno in ogni sede giudiziaria delle loro gravissime offese. Nessuno potrà impedire a un popolo di conoscere la sua vera storia.

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