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Esce “Era una geniale canaglia”, manuale antropologico travestito da legal-thriller

Esce “Era una geniale canaglia”, manuale antropologico travestito da legal-thriller

Il romanzo Era una geniale canaglia di Luigi Manglaviti è un crocevia fra thriller giudiziario, detective story, giallo psicologico e trattato di sociologia. Il romanzo di Manglaviti prende la forma della storia orale di un famoso architetto e altrettanto noto jazzista, nella quale un assortimento di amici, nemici, ammiratori, detrattori, poliziotti, magistrati o persone semplicemente incontrate dicono la loro su quest’uomo e sul delitto di cui si è reso protagonista, attraverso i loro ricordi e appunti; dopo la sua sparizione, qualcuno si incarica di raccogliere le testimonianze necessarie a ricostruire, come in un puzzle, l’intera vicenda.

Il romanzo presenta originali invenzioni di prosa e un insolito stile narrativo: tutta la storia si dipana infatti sotto forma di dichiarazioni dei vari personaggi — indifferentemente in prima persona come in seconda o in terza —, un racconto corale in cui ognuna delle voci narranti offre la propria versione dei fatti come in un’intervista, quasi che l’intera opera fosse una sorta di dossier giornalistico (o poliziesco), tracciando profili in cui si ricreano e si confondono verità e menzogna, in un gioco di specchi. Le persone diventano così il mezzo, tutto umano, per interpretare dati oggettivi con una discrezionalità del tutto arbitraria.

Nella vicenda, già conclusa, il lettore deve orientarsi di fronte a punti di vista contraddittori e talvolta opposti, la cui trama è costantemente messa in discussione. Contribuisce al pathos la struttura inusitata, con una prima parte serrata di attestazioni, una seconda (vero e proprio “romanzo nel romanzo”) costruita attorno a un lungo, enigmatico pedinamento per le vie di Roma, nato quasi per caso e che si conclude con uno shock, e una terza che scioglie gli interrogativi irrisolti precipitando però nella sorpresa morale finale: l’inefficacia e la sostanziale sterilità della Verità.

È un libro potente, dove l’intelligenza è al servizio del male: fa attaccare la spina alla prima pagina e la fa staccare all’ultima. Un’opera totalmente immersa nella contemporaneità: è un giallo, ma contiene anche feroci critiche al nostro oggi — i social network, le illusioni populiste, la spiritualità da due soldi, l’incomunicabilità di coppia: la finzione ci permea sia come società che a livello individuale —. L’azione non è preponderante, la tensione si sprigiona dai rapporti interpersonali, dagli intrecci, dalla memoria, dal ragionamento, dalla logica deduttiva, dalle attestazioni e dai racconti: a volte caustici, a tratti ironici, spesso tesissimi, quasi sempre ad alto tenore emotivo. Si potrebbe in definitiva dire che con questo volume si è in presenza di un manuale antropologico travestito da legal thriller: si è fatta saggistica, mascherandola da narrativa.

Luigi Manglaviti (classe 1963), pubblicitario e scrittore, vive e lavora a Reggio Calabria. Dal 1986 produce romanzi, saggi e racconti. I suoi libri più noti sono il romanzo “L’Uomo Nuovo” (2005, due ristampe) e i saggi “«D’io.» Il Messaggio perduto di Yeshua” (2007, da allora arrivato alla terza edizione) e “Cerco il Figlio” (2011). È stato il primo autore italiano in self-publishing a essere venduto su Amazon. Era una geniale canaglia è il suo diciasettesimo titolo. Per maggiori informazioni: www.mangla.it

luigi.manglaviti@gmail.com

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