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Arte & Cultura :

 

A Cosenza, inaugurazione di "Viaggi", la personale di Giuseppe Panariello

Sabato 16 novembre 2019, alle ore 17, sarà inaugurata la mostra, curata dal sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello e coordinata dal saggista d’arte Enzo le Pera, intitolata “VIAGGI”, con opere di vari segmenti temporali, dal 2000 al 2019, dell’artista Giuseppe Panariello, che festeggia i cinquanta anni di attività, alla Galleria d’Arte “Il Triangolo”, Via degli Alimena, 31d, 87100 - Cosenza (0984.73633 – www.galleriailtriangolo.com – info@galleriailtriangolo.com), diretta da Giorgio Le Pera, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Campania.
L’esposizione resterà aperta sino a sabato 30 novembre 2019; orario galleria: 10,30-13.00/16,30-19.30.

VIAGGI” è il titolo della mostra di Giuseppe Panariello, che sarà aperta, dal 16 al 30 novembre 2019, alla storica Galleria d’Arte “Il Triangolo” di Cosenza.

Le elaborazioni convinte di Giuseppe Panariello contengono sensi e segmenti di una declinazione che ci fa pensare a Mark Rothko.

...I quadri devono essere miracolosi. Nell’istante in cui un quadro è terminato, ha fine l’intimità tra la creazione e il creatore.

Il creatore diventa esterno alla sua stessa opera.
Per lui, come per chiunque altro

Il quadro dovrà essere una rivelazione,
la soluzione inattesa e inedita di un problema
che da sempre urge dentro.

...non credo che sia mai stata questione​​​​​​​
di essere figurativi o astratti.

Piuttosto si tratta di porre fine a questo silenzio​​​​​​​
E a questa solitudine, di dilatare il petto​​​​​​​
E tornare a respirare.

(Mark Rothko)

Giuseppe Panariello, tra l’altro, precisa: “C’è discontinuità pittorica. Una netta contrapposizione con generi e mode pittoriche. Oggi, la pittura è governata dall’urgenza degli eventi sociali, dalla cronaca, dalla crisi mondiale della politica e tantissime altre criticità. Oggi, l’artista è il poeta contemporaneo della ricerca, necessaria per avviare una riflessione sulle variabili fondamentali sull’arte, senza cedere alla tentazione di far prevalere il mercato sulla personalità lavorativa.”

Donatella Trotta, tra l’altro, segnala: “I supporti, poveri, e la materia pittorica, scelta con acuta cognizione per una disamina dei labirinti dell’anima, sommano composizioni senza compiacimenti, ma d’impatto. L’arte oltre l’arte. Per parlare alle coscienze di tutti con il linguaggio radicale – ancestrale – del gesto. E per generare un atto (non soltanto est-etico ma anche poetico, politico) che possa dare un senso nuovo all’insensatezza del mondo, un futuro al principio speranza, un orizzonte (o una meta, perennemente mobile) alla spaesatezza e all’erranza come destino dell’umanità … Nell’attuale crisi globale che è - prima ancora che economico-finanziaria e sociale - fondamentalmente una crisi di senso, e di orientamento, il progetto di Panariello offre così una significativa sintesi tra Oriente e Occidente che da anni, peraltro, ispira in modo subliminale la sperimentazione artistica dell’autore e didatta napoletano, permeando il dettato inconscio della sua concezione laicamente sacrale dell’arte, nutrendo la sua sensibilità vibratile e determinando il suo approccio non impositivo, prescrittivo, dogmatico ma sempre maieutico alla realtà.”.

Giuseppe Panariello sottolinea icone metaforiche, penetranti nella loro semplicità formale, che investono e interrogano l’immaginario. Sono la libera evocazione di passati lontani, di testimonianze post-moderne, di equilibri estetici fondati sulla percezione di un tempo sempre presente. La visione di intenso rigore formale porta alla riflessione su un silenzio dell’anima, quell’anima che ha scandito il tempo e che ha conosciuto i luoghi di uno spazio interiore. L’opera resta come muta testimonianza, residuo di una realtà passata, ma non dissolta. Giuseppe Panariello, Pippo per gli amici, riesce con materiali particolarissimi a esprimere un’estetica d’indubbia qualità performativa e di primo piano concettuale. Dei suoi lavori si possono apprezzare finezza compositiva, equilibrio raggiunto, armonia della bellezza, spiritualità esistenziale, sensibilità ben distribuita, amalgama visivo.

In conclusione, quest’esposizione merita attenzione per meglio comprendere la fattura di opere singolari e particolari, realizzate grazie al “gesto” cromatico con glitter su lamiere di ferro, appositamente fatte arrugginire. Rimbalza, quindi, in queste opere esposte, appartenenti a vari segmenti temporali, dal 2000 al 2019, la sintesi icastica della storia del gesto, e non solo.

Caffè Greco, Laboccetta: «Bene culturale vincolato che va tenuto aperto. La politica aiuti a chiudere una querelle che è solo economica

«Qualcuno nei giorni scorsi ha sperato, prendendo a pretesto alcune squallide espressioni di quattro imbecilli da tastiera, che potesse nascere una crociata contro l'antico Caffè Greco, demonizzando e criminalizzando gli attuali proprietari.»​ Ha dichiarato l'ex deputato Amedeo Laboccetta.

«Qualcuno – continua Laboccetta –​ pensava di mettere in campo una nuova campagna razzista bollando come antisemita la famiglia Pellegrini (NdR: proprietaria del Caffè Greco) e tutto quel vasto mondo che a viso aperto si sta battendo civilmente contro la chiusura di un luogo storico dove è passato, e passa, la Cultura nazionale ed internazionale.»​

Per fortuna i proprietari del Caffè Greco non sono caduti nella perfida imboscata. Hanno prontamente denunciato, in ogni sede, l'opaca manovra. I Carabinieri ed i Poliziotti sono già all'opera per individuare questi piccoli spargitori di veleni.

Sempre nei giorni scorsi anche la politica è tornata a far capolino al Caffè Greco, soprattutto grazie a Vittorio Sgarbi. E questa volta, grazie a Dio, lo si è fatto in maniera bipartisan.

Giustamente, perché sulla sopravvivenza di un luogo culturale, vincolato dal 1953, con oltre 250 anni di Storia, non ci si può e non ci si deve dividere. Gasparri e Zanda una bella mattina hanno gustato un buon caffè al Greco in Via Condotti. Ed allora perché non sperare di vedere nei prossimi giorni, contemporaneamente, anche se attorno a tavoli separati, due ristrette delegazioni politiche fare colazione al Caffè Greco?

Ad un tavolo Franceschini, Raggi, Zingaretti e Matteo Renzi. Ad un altro Salvini, Meloni, Berlusconi e Sgarbi.

«Il grande Vittorio potrebbe svolgere, per una volta il ruolo del mediatore. Quella di cui un tempo fu maestro Tatarella. Il tutto per chiudere, con il giusto equilibrio, una querelle che è soprattutto di natura economica.

Un incontro di civiltà e di rispetto alla luce del Sole. A qualcuno potrebbe anche venire in mente un titolo per qualche editoriale ad effetto: "dal Caffè Greco il tavolo della pace", almeno per un giorno!

A Roma, l'edizione 2019 del Premio Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea "Apollo Dionisiaco"

L’annuale internazionale letteraria e artistica romana celebra il senso della bellezza dell’arte in tutti i suoi linguaggi d’espressione: è un viaggio nei significati di opere in poesia, opere in pittura, scultura, grafica e fotografia, di poeti e artisti affermati ed emergenti sul territorio mondiale. L’arte muove e congiunge pulsione dionisiaca e pensiero apollineo: è rituale di rinascita d’identità e di mondo, nel divenire dell’umana verità che si dona in parola e in figura.

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma, polo no profit di libera creazione, ricerca e significazione del linguaggio poetico e artistico, in Convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre e con il Patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale e dell’Istituto di Cultura di New York, Presidente fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, Vicepresidente il dott. Renato Rocchi, Direttore Artistico Antonino Bumbica, cerimonia il Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco” sabato 16 Novembre 2018 dalle ore 16,00 alle ore 19,00 presso il Salone del duecentesco Castello della Castelluccia in Roma, Via Carlo Cavina, 40.

Fra 612 pregevoli opere partecipanti dal mondo, le poesie e le opere d’arte visiva selezionate dalla giuria dei semiologi saranno in voce ed in mostra in corso di cerimonia, premiate con il diploma dell’Accademia, la critica in semiotica estetica della prof.ssa Fulvia Minetti e la pubblicazione nell’Antologia Accademica della Poesia Contemporanea e nella Mostra Accademica dell’Arte Contemporanea online su www.accademiapoesiarte.com, aperta anche a tutte le opere dei poeti e degli artisti finalisti con critica. Alla terna dei vincitori è assegnato il trofeo in medaglia “Apollo dionisiaco”, per fusione a mano del Laboratorio Orafo Rocchi di Via Margutta 51 in Roma, che configura il bacio del dionisiaco inconscio e dell’apollineo cosciente.

Per la sezione poesia il Primo Premio, trofeo aureo Apollo dionisiaco, è conferito a Franco Conte, Mo.ni.ca. Momenti nimbati e caduchi, il Secondo Premio Trofeo argenteo Apollo dionisiaco ad Alba Gnazi, Parole, mie sciabole, il Terzo Premio, Trofeo argenteo brunito Apollo dionisiaco a Stefania Vitelli, Noi giovani. Il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria, ex aequo a: Alessandro Inghilterra, Fanno ritorno, Alessandro Izzi, La foresta pietrificata, Anna Maria Colanera, Mentre ti scrivo, Carla Barlese, Saudade, Elisabetta Liberatore, Libri, Franca Maria Canfora, Dalle finestre d'agosto, Francesco Palermo, L'inganno di un cielo stellato, Gabriella Cinti, Il sonno degli dei, Loretta Stefoni, Dorme la città, Mirco Bortoli, Cieli di marzo, Nunzio Buono, Pont Saint-Michel, Paola Aglieri Rinella, Vorrei, Stefano Zangheri, dìdimo. Il Riconoscimento al Merito ex aequo a: Afroditi Mermiga-Vlachaki, Il teatro greco di Siracusa - Το ελληνικό θέατρο των ΣυρακοÏ�σών, Andrea Di Massimo, Ombre, Angela Maria Miceli, Andrò a vivere su un fiume, Asmila H. Beganovic, Il segreto dell'inverno - Tajna jedne zime, Daniela Cicognini, Notte, David Wilkinson, Nella luce, Gabriella Capone, Domani, Giampaolo Fama, Cercami, Gianfranco Rossodivita, Sant'Antonio (Il giorno prima della festa), Giulia Greco, Pelle, Giulio Bernini, Di una donna, il tempo impregnato di dolore, Giuseppina Crifasi, Vivrò, Josine Dupont, Su un vaso di fiori, Klaudia Muntean, Sul destino - Despre Destin, Lucas Martín Ballar, Chiacchierata dopo pranzo - Sobremesa de almuerzo, Lucia D'Abarno, Il vento, Lucia Triolo, In fondo alla fila, Manuela Magi, Amami, Massimo Mezzetti, Esprimiti, Matteo Bologna, Se io di me ricordo, Matteo Bona, Ode al nascente riso, Rachele Ricucci, Irene, Stefano Maraviglia, E come il vento, Stefano Vitale, Quattro pezzi - Vier Stücke. Le Distinte Partecipazioni dei minori chiamano Alice Granelli, Umanità sommersa, Elena Andrian, Battito di una farfalla, Gianluca Scalera, Storia d’uomo cosciente in un bar in una grigia sera.

Per la sezione artistica il trofeo aureo del Primo Premio è vinto da Isabella Angelini, Noi siamo Vento..., il Secondo Premio, Trofeo argenteo Apollo dionisiaco, da Maura Manfrin (MauMan), Compri-Mente, il Terzo Premio da Matteo Bona, Trofeo argenteo brunito Apollo dionisiaco, Ålesund. Il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria è conferito ex aequo a: Pippo Failla (conferimento alla memoria), Violinista, Adriano Mencini (A.M. Gobi), Liberi o prigionieri, Claudio Limiti, Harmony of Spheres, Emanuela de Franceschi, 50 sfumature di bronzo, Gennaro Ceglia, La linea bianca, Gianluca Calicchio, Portale Celeste, Giovanni Branciforte, Assenza di gravità, Hans Eigenheer, Senza titolo - Ohne Titel, Maria Flora Cocchi, Pareidolia 3. Olivo al tramonto a Villa Adriana, Monica Berra, Dioniso, Rosa Marasco, Abbraccio. Il Riconoscimento al Merito ex aequo a: Adelina Bariviera, Casa rurale, Alessio Santinon, Tempo – Zeit, Caterina Gianuizzi, Il grande pino, Catia Lelli, Quiete, Chen Chen, La speranza, la salvezza, Claudia Marconi, Rondini, Daniela Rebecchi, Aironi in blu, Donato Musto, Le tre grazie, Enzo Crispino, La parte mancante..., Giacomo Minella, Lo studioso, Giandomenico Palazzo, In-cubo, Gianluca Tonioni, Storicità evolutiva, Giovanni Greco, La pietra miliare, Giuseppina Caserta, Palcoscenico, Irene Carlevale, Il tempo, Jessica Marangon, Life is a breath, Johanna Marie Schimming, 071, Lei Han, Memory-1, Loredana Boldini, Profumo di te, Luigi Quida, Barche, Maria Giacoma Vancheri, Sospensione, Patrizia Schettino, Memorie di Primavera, Pietro Cernigliaro, Preludio alla danza, Roberto Rossi, Espansione, Rosa Giombarresi, Donne, Serena Cacace, Lost Shade, Silvia De Marchi, On Solitary Fields. I Diplomi d’Onore valorizzano le opere degli artisti speciali del laboratorio d’arte dell’Istituto Don Orione: Alessandro Delli Colli, Ponte di Brooklyn, Emanuele Pisano, Prima il dovere… poi il caffè. Le Distinte Partecipazioni dei minori chiamano Dennis Chirico, Occhi, Maria Laura Lotito, Senza titolo, Rebecca Massa Alessio, La palla di Natale.

Ospiti d’onore in cerimonia sono il giornalista Giuseppe Palmieri, primo Direttore dell’Agenzia di Stampa AdnKronos e il prof. Raffaele Occulto, già Docente Universitario presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre. Conduce la premiazione Adea Nicoletti e Luigi Aloisi alla chitarra con Mauro Menegazzi alla fisarmonica accompagnano gli ascolti. Pregiatissimi Autori e Artisti internazionali aprono alla partecipazione al sentimento di bellezza dell’arte, per il senso, per il valore, per l’eternità della vita.

Pedro Lenz presenta il romanzo La bella Fanny

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

 

La bella Fanny di Pedro Lenz

Pedro Lenz presenta “La bella Fanny”, un’opera introspettiva e ironica, in cui si intraprende un viaggio nell’anima e nella mente del protagonista Jackpot, un’aspirante scrittore. Ambientato nel comune svizzero di Olten, una terra di mezzo malinconica e monotona, il romanzo si focalizza sulla vita interiore di Jackpot, e sul suo bisogno di trovare un senso alla natura sfuggente dell’amore e dell’arte. Una nuova e affascinante opera per il pluripremiato scrittore svizzero Pedro Lenz, tradotta da Amalia Urbano e pubblicata in Italia da Gabriele Capelli Editore.

 

 

Titolo: La bella Fanny

Autore: Pedro Lenz

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Gabriele Capelli Editore

Pagine: 184

Prezzo: 18,00 €

Codice ISBN: 978-88-97308-67-6

 

«Bene, tutto è iniziato così. Ho suonato. Ho aspettato. Ho risuonato. Ho aspettato ancora. Stavo già pensando di andarmene quando dalla porta è uscita quella donna. E in quel momento è stato come se qualcuno avesse acceso un faro. Ho dovuto fare un passo indietro, tanto ne ero stato abbagliato. E non è una balla. Non avevo mai visto una donna così in tutta la mia vita, né tantomeno a Olten. Mi sembrava di sognare. Anche se sogni del genere non esistono. Lei mi ha guardato per un attimo, ha detto “Sorry” e, passandomi accanto, si è diretta verso la stazione. Probabilmente stavo ancora a bocca aperta quando Louis è arrivato alla porta. Teneva in una mano uno straccio, nell’altra dei pennelli e tra i denti stringeva un sigaro di quelli storti […]».

Nel nuovo romanzo di Pedro Lenz, La bella Fanny, si fa la conoscenza di un personaggio autentico e complesso, Frank, che in realtà odia il suo nome e vuole farsi chiamare Jackpot. Un aspirante scrittore che si muove nel sobborgo svizzero di Olten quasi in punta di piedi, come se non volesse turbare la quiete e la monotonia del luogo. Per mezzo di un flusso di coscienza ben gestito dall’autore si entra nella mente di Jackpot, nella sua inquietudine, nella sua banale quotidianità che, trasportata sulla pagina, acquista straordinarietà. È affascinante osservare la vita di un giovane uomo che non sa ancora qual è il suo posto nel mondo ma che è comunque a suo agio nell’indeterminatezza dell’esistenza, che è “felice di non essere potente e potentemente felice” ma allo stesso tempo è malinconico e disincantato. Jackpot è ossessionato dalla bellissima Fanny, una ragazza misteriosa, portatrice di una maledizione; una presenza tanto forte all’inizio dell’opera quanto evanescente nell’ultima parte del libro. L’incontro con Fanny apre il romanzo e stravolge l’esistenza del protagonista: l’amore passionale, devoto e angoscioso che prova per lei lo porta in alto per poi scaraventarlo prepotentemente a terra. Neanche le sagge parole dei suoi cari amici, gli anziani pittori Louis e Grunz, possono spegnere il fuoco che lo sta divorando, che brucia la sua lucidità, che intossica la sua mente. I due pittori sono la coscienza di Jackpot, sono l’esperienza che vuole domare l’irrequietezza giovanile, sono gli oracoli che profetizzano la dolorosa verità che l’amore, così come l’arte e l’ispirazione, è fugace. La bella Fanny è un romanzo semplice e diretto, che però svela pagina dopo pagina un’anima complessa e profonda; un’opera che contiene una riflessione a volte amara sull’arte e sulla figura dell’artista, e su come l’arte debba necessariamente trascendere il vissuto dell’artista, su come essa debba essere libera di trasformare la realtà. E infine un testo sull’amore e sulla sua mancanza, che parla di un personaggio in disperata attesa che inizi la sua storia con una donna stupenda, così come tarda a palesarsi l’incipit del suo romanzo. Perché senza un buon inizio non ci potrà mai essere una degna conclusione.

 

TRAMA. Jackpot è uno scrittore esordiente che è alla ricerca disperata del filo conduttore del suo romanzo. Louis e Grunz sono due pittori che amano la vita e le sue bellezze. Tutti e tre si dedicano all’arte e il destino sembra non essergli sfavorevole... fino al giorno in cui entra nelle loro vite la bella Fanny. Al comparire della femme fatale vacillano gli equilibri che tenevano insieme l’amicizia dei tre uomini. Per i tre artisti bohemiens il passato ritorna spesso attraverso vecchie melodie e si unisce allo scotto di aver vissuto il ’68 in maniera spudorata. Grande inno all’amicizia, che non sembra conoscere limiti di tempo e spazio. Bella e intrigante la lingua di Lenz: saltella dal discorso diretto al flusso interiore con incredibile leggerezza. Unisce il colloquiale e il quotidiano a profonde riflessioni sull’esistenza, senza mai annoiare. L’autore riesce con grande abilità a rendere uno spaccato del suo mondo bernese, con tutta la monotonia della vita di provincia mista di ricordi.

 

 

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BIOGRAFIA. Pedro Lenz (Langenthal, 1965) ha intrapreso la sua carriera letteraria nel 2001. Scrive su diversi giornali e riviste, per vari gruppi di teatro e per la Radio Svizzera. Vive a Olten. Per la Gabriele Capelli Editore ha pubblicato nel 2011 Der Goalie bin ig (In porta c’ero io!). Nel 2014 la regista Sabine Boss cura la trasposizione cinematografica del romanzo. L’autore ha conseguito diversi premi, tra i quali: il Premio alla cultura “Goldener Biberfladen Appenzell” nel 2005, il Premio letterario del Canton Berna per In porta c’ero io! nel 2010, il Premio alla cultura dell’Ufficio Federale della Cultura nel 2010 e il Premio Schiller per la letteratura per In porta c’ero io! nel 2011.

 

CASA EDITRICE. Gabriele Capelli Editore è stata fondata nel 2001. La GCE pubblica libri d'architettura, di arte, di grafica, di fotografia, di narrativa e d'illustrazione.
I libri della GCE sono distribuiti in tutte le librerie italiane e svizzere.

 

 

 

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